tag:blogger.com,1999:blog-19473545143938700212008-05-23T11:49:37.936+02:00Giovani Comunisti TrevisoAthoshttp://www.blogger.com/profile/02528727965934525435noreply@blogger.comBlogger78125tag:blogger.com,1999:blog-1947354514393870021.post-66184152496439180892008-04-11T01:04:00.004+02:002008-04-11T01:11:26.814+02:00ORGIA PARTY<a href="http://bp3.blogger.com/_boYugbXZIYo/R_6dx_EwNeI/AAAAAAAAAJA/Y9i2D3M1NOI/s1600-h/manifestorgia.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5187757302847911394" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 387px; CURSOR: hand; HEIGHT: 517px; TEXT-ALIGN: center" height="462" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_boYugbXZIYo/R_6dx_EwNeI/AAAAAAAAAJA/Y9i2D3M1NOI/s400/manifestorgia.jpg" width="423" border="0" /></a><br /><div><a href="http://www.blogger.com/ORGIA"></a></div>falena000http://www.blogger.com/profile/10639613158113843376noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1947354514393870021.post-25161054066650390722008-03-19T10:45:00.004+01:002008-03-19T10:48:24.394+01:00"Torture e impunità nell'inferno di Bolzaneto"<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.blogger.com/%3CB%3E" torture="" e=""> </a>Genova, il dossier dei pm: nella caserma<br /><h2>tutti sapevano e tollerarono violenze disumane<!-- fine OCCHIELLO --></h2><!-- inizio SOMMARIO --><!-- inizio FIRMA --><span class="txt12"><i>di MASSIMO CALANDRI</i></span><h3><!-- fine FIRMA --><!-- fine SOMMARIO --></h3> <br /> <div class="fotosxb"> <!-- inizio FOTO1 --><br /><!-- fine FOTO1 --> </div> <!-- inizio TESTO --> <b>GENOVA</b> - Nella memoria dei pubblici ministeri di Bolzaneto, il termine Duce compare 48 volte. Mussolini, 8 volte. E 28 Pinochet, 9 Hitler, una Francisco Franco. Nelle 791 pagine consegnate ieri durante il processo al carcere speciale del G8, si ripetono all'infinito quattro sostantivi: rispetto, legalità, difesa, pietà. Ma queste sono parole, scrivono i pm, "cancellate dalla semplice crudeltà dei fatti".<br /> <br />Parole annullate da "comportamenti inumani, degradanti, crudeli", dalla "sistematica violazione dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali". Dalle violenze, dagli abusi psicologici, dalle minacce, dalle privazioni, dalle offese: tutte accompagnate da un costante richiamo fascista, con i detenuti costretti ad urlare "Viva il Duce!" e ad esibirsi in umilianti sfilate con il braccio teso in un grottesco saluto romano, mentre un telefonino rimanda sinistra la musica di Faccetta Nera. "Bastardi rossi!". "Voi, dei centri sociali!". "Ebrei di merda!". "Zecche comuniste!". "Bombaroli!". "Popolo di Seattle, fate schifo!".<br /> <br /> <b>Luglio 2001, tortura</b> <br />Tre giorni e tre notti che "non potranno essere dimenticati", spiegano i pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati, ben sapendo che da sette anni c'è chi gioca col calendario e fa spallucce, contando sulla prescrizione. E però resta questo sofferto documento, di sette capitoli. Che risponde a due istanze fondamentali. La prima è di ordine tecnico-giuridico: fornire le prove inconfutabili di ciò che è accaduto, usando le parole delle vittime e chiarendo perché sono attendibili dalla prima all'ultima parola. La seconda è lasciare un documento storico. Esemplare. Una memoria, appunto, proprio perché nessuno dimentichi. Con l'augurio che il reato di tortura - "questo fu, a Bolzaneto" - venga un giorno disciplinato dal nostro codice penale.<br /> <br /> <b>"Con Berlusconi facciamo quello che vogliamo"</b> <br /> <!--inserto--><div id="adv180x150m"><script language="JavaScript"> <!-- OAS_RICH('Middle'); //--> </script><a href="http://oas.repubblica.it/5c/repubblica.it/nz/cronaca/interna/245753691/Middle/OasDefault/Googl_AdWord_NwInf_SqIn1d_170308/google_180x150_professionisti.gif/35323361646532653433343930303530" target="_blank"><img src="http://oas.repubblica.it/0/OasDefault/Googl_AdWord_NwInf_SqIn1d_170308/google_180x150_professionisti.gif" alt="" border="0" /></a></div><!--/inserto--> Un capitolo, il terzo, è dedicato alle deposizioni dei 209 fermati. Indicati uno per uno. Nome, cognome, scheda segnaletica, fotografia, impronte. È un lungo racconto dell'orrore, basta pescare a caso. Nicola N., Siena, 1981: "Nel corridoio già dall'arrivo deve camminare a testa bassa. Prima di farlo entrare in cella lo fanno inginocchiare davanti alla cella e gli danno due pugni in faccia ed un calcio. Deve stare in piedi con le mani legate dietro alla schiena, ad un certo punto in ginocchio. Ad ogni spostamento viene colpito con calci, pugni, schiaffi colpi a mano aperta nella schiena e ginocchiate nello stomaco. Gli agenti gli dicono di tenere la testa bassa perché è un essere inferiore e non degno di guardarli in faccia, che è una merda e che con Berlusconi possono fare quello che vogliono".<br /> <br /> <b>"Ti piace il manganello?"</b> <br />Ester P., Pinerolo, 1980: "Durante il passaggio nel corridoio riceve calci e sberle al passaggio, e insulti. "Puttana, troia". In bagno l'agente-donna le schiaccia la testa verso il basso sino a quasi toccare la turca mentre dal corridoio gli agenti la insultano con parole: "Puttana, troia, ti piace il manganello?". Dalla cella vede un ragazzo nel corridoio colpito con manganellate ai testicoli. In infermeria deve spogliarsi completamente e la fanno uscire nel corridoio in mutande e reggiseno. Prima della traduzione degli agenti con divisa grigia la fanno mettere in fila con gli altri e fanno fare loro il saluto romano, cantare "Faccetta Nera" e dire "Viva il Duce"".<br /> <br /> <b>Il taglio del codino</b> <br />Adolfo S., spagnolo, Reicon de Olivedo, 1970: "Nel corridoio lo mettono in piedi contro il muro e mentre è in questa posizione descritta, gli agenti gli tagliano il codino. In bagno viene nuovamente percosso con la porta dello stanzino e dove gli agenti buttano nella tazza il codino tagliato e lo obbligano ad urinarvi sopra. Mentre è in corridoio viene riconosciuto da un agente che lo aveva identificato per strada che chiama un collega; lo portano poi in bagno, gli danno due forti colpi, lo chiudono nello stanzino e continuano a colpirlo; poi un agente, che a lui pare indossare la divisa dei carabinieri, gli mostra un distintivo e gli dice: "Avete ucciso un mio collega". Trascorre la notte al freddo, senza cibo e senza acqua e continua a ricevere colpi sino a che al mattino viene portato via".<br /> <br /> <b>"Non rivedrai i tuoi figli"</b> <br />Valerie V., francese, Perpignan, 1966: "Fanno pressione per farle firmare un documento, le danno colpi a mano aperta sulla nuca, le mostrano le foto dei figli sul passaporto e le dicono che se non firma non li avrebbe più rivisti. Riceve anche insulti del tipo: "Comunisti, rossi". Sente urla dal corridoio e da altre celle, e supplicare. Sente che gli agenti fanno versi gutturali come di animali. Ricorda in cella chiazze di sangue e di vomito, e sente odore di urina. Non le danno da bere né da mangiare. Riesce a bere solo un po' d'acqua da un lavandino, prima di essere picchiata. Ricorda una ragazza americana in cella con lei, Teresa. Viene ammanettata con lei. La rivede nel carcere di Alessandria, e questa volta ha lividi su tutto il corpo".<br /> <br /> <b>L'impunità</b> <br />Non ci furono casi isolati, scatti improvvisi di rabbia. I pm spiegano che "l'istruttoria dibattimentale ha dimostrato una pluralità di comportamenti vessatori perduranti nell'arco di tutti i giorni di presenza degli arrestati". "Vi è stata una volontà diretta a vessare le persone ristrette nel sito, a lederle nei loro diritti fondamentali proprio per quello che rappresentavano: tutti appartenenti all'area no global e partecipanti alle manifestazioni ed ai cortei contro il vertice G8".<br /> <br />"Non crediamo ad esplosioni improvvise di violenze. Il processo ha provato che i capi ed i vertici di quella caserma hanno permesso e consentito, con il loro comportamento e con la gravità delle loro consapevoli omissioni, che in quei tristi giorni si verificasse una grave compromissione dei diritti delle persone. Perché è questo ciò che il processo ha provato essere accaduto. Troppo grave è stato il concorso morale in tutte le sue forme, troppo grave la tolleranza, troppo grave ogni mancato dissenso da comportamenti violenti e scorretti, troppo grave anche solo il loro silenzio e la loro inerzia, troppo grave il rafforzamento del diffuso senso d'impunità che ne è conseguito".<br /> <br /> <b>La giustizia frustrata</b> <br />La frustrazione dei magistrati è evidente. Citano Cesare Beccaria, Pietro Verri e Antonio Cassese, già presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene e dei trattamenti inumani o degradanti. "A Bolzaneto fu tortura", ripetono. E per dare forza alle loro argomentazioni, rimandano ad una serie di precedenti internazionali. Ricordano il caso Irlanda contro Regno Unito del gennaio di trent'anni fa, in cui si dà conto delle "torture" subìte dai simpatizzanti irlandesi da parte dell'esercito britannico.<br /> <br /> <!-- do nothing --> Ma a differenza di tutti gli altri paesi, sottolineano, l'Italia non si è mai adeguata alla Convenzione europea dei diritti dell'Uomo. L'ha sottoscritta nell'89, però il codice penale quel reato non lo ha mai disciplinato. Tortura. "Altrimenti, gli imputati avrebbero dovuto essere condannati a pene comprese tra i due e i cinque anni di reclusione". Invece di anni ne hanno potuti chiedere 76, suddivisi tra 46 persone. Che "avrebbero dovuto comportarsi come caschi blu dell'Onu". E invece trasformarono quella caserma in "un inferno".Markus Millerhttp://www.blogger.com/profile/00705499819397247265noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1947354514393870021.post-2081638631065715322008-02-12T15:35:00.000+01:002008-02-12T15:37:27.723+01:00Perchè non parteciperò alla fiera del libro di Torino 2008di Tariq Ali<br />traduzione a cura di ISM-Italia<br /><br />Quando ho accettato di partecipare alla Fiera del Libro di Torino, come ho fatto altre volte, io non sapevo che `l´ospite d´onore´ sarebbe stato Israele nel 60° anno della sua costituzione. Ma questo è anche il 60° anniversario di quello che i palestinesi chiamano la `nakba´...il disastro che accadde loro quell´anno, quando furono espulsi dai loro villaggi, uccisi in molti, e alcune donne stuprate dai colonizzatori. Questi fatti non sono più in discussione. Allora perché la fiera del libro di Torino non invita i palestinesi in ugual numero? 30 scrittori israeliani e 30 palestinesi (e vi assicuro che ce ne sono e sono eccellenti poeti e romanzieri) avrebbero potuto essere visti come un segno positivo e di pace e si sarebbe potuto svolgere un dibattito costruttivo. Una versione letteraria dell´orchestra Diwan di Daniel Barenboim, metà israeliani, metà palestinesi. Una tale iniziativa avrebbe messo le persone insieme, ma no. I commissari culturali sanno che cosa è meglio. Io ho discusso con vigore con alcuni scrittori israeliani in visita alla fiera in altre occasioni e avrei fatto volentieri lo stesso di nuovo se le condizioni fossero state differenti.<br />Quello che hanno deciso di fare è una brutta provocazione.<br />Apparirà che la cultura è sempre di più legata alle priorità politiche di USA/EU. L´occidente è cieco alle sofferenze dei palestinesi. La guerra israeliana in Libano, i rapporti giornalieri dal ghetto di Gaza non smuovono l´Europa ufficiale. In Francia, sappiamo, è praticamente impossibile criticare Israele. Anche in Germania, per ragioni particolari. Sarebbe triste se l´Italia scegliesse la stessa strada. Quante volte dobbiamo sottolineare che criticare le politiche coloniali di Israele non è anti-semitismo? Accettare questo significa diventare vittime spontanee del ricatto che l´establishment israeliano usa per mettere a tacere i suoi critici. Ci sono critici israeliani coraggiosi come Aharon Shabtai, Amira Hass, Yitzhak Laor e altri che non permettono che le loro voci siano soffocate in questo modo. Shabtai ha rifiutato di partecipare a questa fiera. Come potrei io fare diversamente?<br />Una cosa è sostenere il diritto di Israele a esistere, che io faccio e ho sempre fatto. Ma da questo estrapolare che questo diritto a esistere significhi che Israele ha un assegno in bianco per fare ciò che vuole a coloro che ha espulso e a coloro che tratta come Untermenschen (subumani) è inaccettabile. Personalmente io sono in favore di un unico stato Israele/Palestina nel quale tutti i cittadini siano uguali. Mi si dice che è una utopia. Può essere, ma è la sola soluzione a lungo termine. A causa del contenuto dei miei romanzi mi si chiede spesso (più recentemente in Madison, Wisconsin) se sia possibile ricreare i bei tempi della Andalusia e della Sicilia dove tre culture hanno coesistito per lungo tempo . La mia risposta è la stessa: l´unico posto in cui oggi si potrebbero ricreare quei tempi è Israele/Palestina.<br />Noi viviamo in un mondo di double standards (doppi standard), ma non è necessario accettarli. Capita alcune volte che individui e gruppi ai quali è stato fatto del male, lo infliggano a loro volta. Ma il primo non giustifica il secondo. E´ stato l´anti-semitismo europeo che ha tollerato il genocidio ebraico della seconda guerra mondiale del quale i palestinesi sono ora diventati le vittime indirette. Molti israeliani sono consci di questo fatto, ma preferiscono non pensarci. Molti europei considerano i palestinesi e i mussulmani come una volta hanno considerato gli ebrei. Questa è l´evidente ironia nei commenti della stampa e nelle trasmissioni televisive praticamente in ogni paese europeo<br />E´ un peccato che la burocrazia della Fiera del Libro di Torino abbia deciso di fare da mezzano ai nuovi pregiudizi che spazzano il continente.<br />Speriamo che il loro esempio non sia seguito altrove.<br /><br /><br />"Hanno ammainato le bandiere. Sono rientrati in casa. Contano i soldi."<br />(Ghiannis Ritsos)Athoshttp://www.blogger.com/profile/02528727965934525435noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1947354514393870021.post-11333315472766586052008-02-12T15:32:00.000+01:002008-02-12T15:34:54.632+01:00APPUNTI DI UNA NOTTE TRASCORSA NELL'OSPEDALE PSICHIATRICO GIUDIZIARIO DI AVERSA(dal blog <a href="http://www.altrosud.info/" target="_blank">http://www.altrosud.info</a>):<br /><br />Appena cerco di chiudere gli occhi, mi scorrono in mente i loro volti,i loro nomi, le loro storie.Marco il 15 novembre 1996 parlava ad un telefono pubblico nellastazione di Roma Termini.Lisa non lo vuole più vedere, glielo ripete fino alla nausea, ma luila prega, l'implora, la scongiura, gli promette amore e attenzione:maLisa è stanca delle promesse mancate. Riattacca il telefono, il filoflebile del dialogo intriso di speranza si spezza; è un secondo, unattimo, l'assale la disperazione e inizia con rabbia a sbattereripettamente la cornetta contro l'apparecchui, una, due, dieci, ventivolte.Non vede e non sente più niente, non vede e non sente gli agenti dellapolizia che cercano di calmarlo, lui urla, si dispera e piange.4 mesi per danneggiamento è la pena, ingiusta o meno che sia, che ilgiudice gli rifila, ma lui è rinchiuso da allora nell'opg di Aversa.12 anni. 12 anni di internamento per quella cornetta del telefonodanneggiata e chissà quanti altri da trascorrere.La sua condanna per quella cornetta, per quell'attimo di follia, èl'ergastolo, non lo sa o continua a far finta di non saperlo,all'inizio gli sembrava impossibile, un'assurdità, un famelico erroregiudiziario, cerca un'uscita di sicurezza da questo mare di follia manon la trova, poi passa un anno, due, cinque, dieci e progressivamenteinizia a farsene un ragione, una ragione nel mare della follia diquesto ergastolo bianco.Marco non è pericoloso per sè e per gli altri, malgrado i 12 annitrascorsi in questo girone dantesco, non lo dice solo lui con gliocchi spenti e piegati verso il basso, ma lo dicono tutte quelle cartee scartoffie che attestano la sua "non pericolosità sociale". Puòuscire ieri, oggi o domani, ma ieri oggi e domani non ha nessuno, nonc'è nessuno che può farsene carico, non c'è una famiglia, la suadistrutta negli anni ottanta da un incidcente stradale, non c'è unaasl che può farsene carico perchè costa troppo e i direttori delle aslhanno ben altri interessi di cui occuparsi che quello di resistituirela libertà a Marco.Resta qui, rinchiuso nella sua cella con altre tre, quattro, cinque,sei persone, ogni mese una in più, con i letti che fioriscono comerose a primavera, si schiudono i materassi di gomma piuma sui quali siappoggia un lenzuolo un tempo bianco e una coperta lercia che Marco siporta sempre sulle sue spalle sempre più curve.In questo oceano di disperazione sociale vorresti piangere, ma è unsorriso e una parola di conforto quello che cerca e io gli consegnoaccompagnandolo alla promessa di preoccuparsi e occuparsi del suodestino anche una volta che il mio corpo riprenderà a respirare lalibertà. Ma ancora non è tempo di tornare lì fuori, dove altri pazzipiù o meno illuminati discutono e si accapigliano sulla leggeelettorale e il mandato esplorativo ormai andato a vuoto. Non è ilmomento di andare perchè oggi forse è l'ultimo giorno utile, primadello scioglimento delle camere, per sparare le mie cartucceistituzionali verso le istituzioni totali che soffocano la libertà: matornare dopo pochi mesi per l'ennesima volta all'opg di Aversa haanche il significato della sconfitta, la sconfitta di chi ha speratodi concretizzare, all'interno della riforma del servizio sanitarionazionale, almeno la dismissione di questi manicomi che dopo lariforma Basaglia ci si era "dimenticato" di chiudere.Il tempo qui è immobile per il cervello, il piede e gli altri restiorganici conservati da oltre un secolo nelle stanze vicino ladirezione dell'OPG, un tempo laboratorio per la ricerca lombrosianadelle origini biologiche della follia.Ma il tempo è immobile anche per Marco, Franco, Roberto, fantasmigiovani e anziani ma ancora in carne ed ossa, che oggi come un anno fàle incroci nel passeggio e ti salutano come se ci fossimo visti ieri,perchè oltre alle guardie penitenziarie e al personale dell'opg nonhanno nel frattempo incrociato nessuno sguardo estraneo al loro mondofatto di sbarre e poche decine di metri quadri.Dopo 6 ore di naufragare in balia di queste ondate umane didisperazione sociale è arrivato un fax sulla scrivania del direttore,il ministero ha disposto l'immediato trasferimento di 50 internati, ildirettore col quale tante volte abbiamo litigato mi guarda felicementestupefatto: da mesi segnalava al dipartimento l'insostenibilità dellasituazione dell'istituto dove sono ammassati 300 internati quando nepotrebbe accogliere al massimo 130. Ma dal ministero mai nessunarisposta. Qui infatti l'indulto ha avuto l'effetto contrario,intasando l'opg di detenuti che hanno anticipato il fine pena ma conle misure di sicrezza da scontare in pieno.Il direttore era allibbito: quel "rompiscatole" parlamentare chevisita a sorpresa e senza preavviso gli comunica la decisione direstare chiuso qui anche stanotte, appena trasmette ai suoi superioriquesta folle notizia, ecco che per magia gli arriva la risposta che damesi attendeva anche se, dal mio punto di vista, questo trasferimentonon risolve il problema ma semplicemente lo sposta da un'altra parte.Ci toccherà fare altre notti, nella speranza che si attivi una voltaper tutte il programma di dismissione e presa in carico da parte delleASL.Ma dormire in quest'ufficio è difficile, pensi di ascoltare le gridadi dolore degli internati immobilizati nelle celle di coercizione, coni polsi e le caviglie legate all'estremità di questi letti dicontenzione dove il buco al centro ti indica l'impossibilità dimuoverti nemmeno per i propri bisogni fisiologici. Li avevo visti suqualche libro di storia della psichiatria questi letti, ma lo sonoanche qui, oggi, Febbraio 2008, Italia, Europa, in fondo al corridoioa sinistra del primo piano del reparto staccata dell'opg di Aversa.Le urla accompagnano l'oscurità ma non riesco a capire se sono urlaumane, di animali o semplicemente le urla immaginarie che mirimbombano nel cervello, le urla dei fantasmi delle migliaia dipersone che hanno travalicato dal 1876 i cancelli di questoriformatorio, manicomio od OPG come si suol chiamare a seconda delleconvenienze democratiche dell'epoca.I fantasmi dei contadini condannati a vivere il resto della loro vitadentro queste mura per uno sgarro al padrone, le fanciulle rinchiuse avita qui dentro con l'unica colpa di essere state stuprate a 13 anni,gli antifascisti ammassati qui dentro durante il ventennio, torturaticon elettroshock, assurde macchine della verità e altri marchingegnidiabolici. Il fantasma di Giorgio, 82 anni che è sepolto vivo quidentro ma non si ricorda da quanto tempo o di Gaetano, un ragazzo di20 anni che la famiglia ha abbandonato qui da due anni, salvoricordarsi di lui il 26 di ogni mese per ritirare e accaparrarsi lasua pensione. O il fantasma di Michele 28 anni, dopo 5 anni inquest'inferno era riuscito a venirne fuori ma dopo due giorni sidimentica di porre la firma quotidiana al commissariato di polizia elo rispediscono qui dentro il 29 gennaio di quest'anno, lo stessogiorno in cui prende i lacci delle sue scarpe e si impicca vicino allesbarre della sua cella.E' questo suo grido estremo di protesta che mi ha portato ancora unavolta qui dentro, il suo suicidio, il secondo nel giro di un mese, ilquinto nel solo ultimo anno, che è anche un omicidio, un omicidioperpetrato dalle istituzioni e da tutti noi che passiamo ogni giornofuori queste mura incuranti di quello che succede qui dentro,indifferentemente felici perchè almeno questa discarica di spazzaturaumana non ci turba più di tanto la vista, la salute e la nostra follequotidianità.<br />Francesco CarusoAthoshttp://www.blogger.com/profile/02528727965934525435noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1947354514393870021.post-29931970843169574282008-02-01T11:49:00.000+01:002008-02-01T11:53:10.174+01:00DALLA PARTE DELLA LIBERTA'...DI CAMBIARE IL MONDO!<a href="http://bp0.blogger.com/_iWvfVD6TI38/R6L5wQSrx5I/AAAAAAAAAAk/2bjOK9OrjX8/s1600-h/genova.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5161962730322380690" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_iWvfVD6TI38/R6L5wQSrx5I/AAAAAAAAAAk/2bjOK9OrjX8/s320/genova.jpg" border="0" /></a><br /><div><br />il 2 febbraio tutti a Cosenza<br /></div><div>Di Michele De Palma, responsabile Area movimenti, enti locali, mezzogiorno della segreteria naz del Prc, e Italo di Sabato, Osservatorio repressione<br /><br /><br />Ci siamo. La più inquietante fra le recenti “inchieste politiche”, quella aperta dalla procura di Cosenza contro la rete meridionale del sud ribelle, sta arrivando alla conclusione. Il pm Fiordalisi, nella sua lunga requisitoria, ha chiesto oltre 50 anni di carcere per gli imputati.<br /><br />L’inchiesta di Cosenza contro la Rete del Sud Ribelle è stata forse il passaggio più inquietante di quella involuzione autoritaria che ha caratterizzato l’Italia del dopo Genova.<br /><br />Una inchiesta partita da un dossier dei Ros, ritenuto inconsistente da più Procure ma che trova un ambiente accogliente nella Procura di Cosenza, che nel novembre 2002 porta all’arresto di venti militanti (alcuni di loro furono rinchiusi nelle carceri di massima sicurezza) con accuse pesantissime, per lo più relative ad articoli del codice penale di derivazione fascista, introdotti negli anni Trenta, come il “sovvertimento dell’ordinamento economico costituito nello Stato”. L’inchiesta si è basata principalmente su intercettazioni di telefonate ed e-mail e sulla lettura di documenti vari, una lettura spesso maliziosa quanto grottesca (basti pensare al manuale di autodifesa del manifestante, pubblicizzato tramite agenzie di stampa nazionali, interpretato come la dimostrazione che ci si preparava a uno scontro violento). L’accusa, e questo è il punto grave, non contesta agli indagati alcun fatto specifico, se non l’occupazione simbolica di un’agenzia di lavoro interinale e la partecipazione attiva ai controvertici di Napoli e Genova nel 2001. Fiordalisi sostiene la tesi della regia unica dei disordini di piazza, ma si guarda bene, dall’analizzare i fatti per quello che sono, altrimenti si scoprirebbe il ruolo decisivo avuto dalle forze dell’ordine.<br /><br />Come si vede si tratta di reati prettamente politici, difficili da definire nella loro espressione concreta. Che può voler dire turbativa dell’azione di governo? Forse la contestazione di un vertice fra otto capi di stato e di governo? E che senso può avere ipotizzare che si formi un’associazione a delinquere che abbia per scopo la “resistenza a pubblico ufficiale”? Capiremmo se si trattasse di associarsi per “aggredire” il pubblico ufficiale, per compiere azioni violente o qualcosa del genere, ma l’idea che qualcuno si organizzi per farsi attaccare dalla polizia e poi “resistere” è semplicemente grottesca. E poi si parla di cospirazione, associazione sovversiva, reati sfuggenti nella loro stessa formulazione verbale. Fra le imputazioni, per alcuni, c’è anche la “compartecipazione psichica” agli atti violenti compiuti da altri. In breve, un castello di accuse dal quale è pressoché impossibile difendersi: se l’accusa non contesta fatti specifici, come si può replicare?<br /><br />La sensazione forte è che si stiano usando delle figure giuridiche che hanno il sapore della repressione gratuita, poco motivata se non in termini di avversione ideologica, in nome di un’astratta e vetusta concezione del motto “legge e ordine”.L’inchiesta di Cosenza è sbagliata e pericolosa: è un rozzo tentativo di criminalizzare il movimento allo scopo di mettere fuori gioco le idee che quella straordinaria stagione di lotte e partecipazione ha immesso nella società. Questa giustizia è purtroppo prona al potere e fin troppo strabica. Per questo è necessaria la mobilitazione democratica, a partire da sabato 2 febbraio dove saremo in tanti a Cosenza, per tutelare gli spazi dell'iniziativa politica dal basso che rischiano altrimenti di essere compressi da teoremi giudiziari basati più che sui fatti su pregiudizi ideologici.</div><br /><div></div><br /><div>31 Gennaio 2008</div>Athoshttp://www.blogger.com/profile/02528727965934525435noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1947354514393870021.post-59018870376826445252008-01-30T02:00:00.000+01:002008-01-30T02:03:03.255+01:0030 GENNAIO:GIORNATA DELLA NONVIOLENZA E DELLA PACEdi Mao Valpiana direttore di "AZIONE NONVIOLENTA"<br /><br />Se oggi la nonviolenza di Mohandas Gandhi (1869-1948) ha cittadinanza politica anche in Italia, lo dobbiamo ad Aldo Capitini (1899-1968), filosofo e fondatore del Movimento Nonviolento. Senza il lavoro intellettuale di Capitini, la figura di Gandhi sarebbe probabilmente ancora confinata solo nell'ambito religioso. Già negli anni Trenta l'antifascista Aldo Capitini scopre la dimensione politica di Gandhi e intravede nella non-collaborazione la forza capace di sconfiggere l'oppressione del regime e la via della resistenza nonviolenta all'ormai prossimo conflitto mondiale. Capitini studia pensiero e azione del Mahatma e introduce nel dibattito etico-politico il discorso sui mezzi e i fini, concentrandosi soprattutto sul "metodo" per portare avanti la lotta: «Fra mezzi e fini vi è la stessa relazione che esiste fra seme e albero». Durante il regime fascista Capitini diventa un punto di riferimento per molti giovani ma rimane isolato sul piano politico: «Mi decisi al vegetarianesimo nel 1932, quando, nell'opposizione al fascismo, mi convinsi che l'esitazione ad uccidere animali avrebbe fatto risaltare ancora meglio l'importanza del rispetto dell'esistenza umana». Rovesciando l'antico detto latino "Si vis pacem, para bellum" Capitini imposta il suo lavoro culturale sull'ipotesi "Se vuoi la pace, prepara la pace" e diventa così il teorico dell'obiezione di coscienza. E' nel 1948, con la prima obiezione di coscienza antimilitarista di Pietro Pinna, che dal pensiero si passa all'azione. Capitini assume un impegno costante a sostegno degli obiettori, organizzando nel 1950 a Roma il primo convegno italiano sul tema; nel 1952, in occasione del quarto anniversario dell'uccisione di Gandhi, promuove un convegno internazionale per la nonviolenza. Al termine dei lavori costituisce un Centro di coordinamento internazionale per la nonviolenza, il nucleo di persone che avrebbero poi dato vita alla prima Marcia per la pace Perugia-Assisi e quindi al Movimento Nonviolento, nel 1961. E' sempre Capitini a valorizzare e far conoscere in Italia e all'estero la figura di Danilo Dolci che considera "il Gandhi italiano" (suo il primo digiuno politico, nel 1952, sul letto di un bambino morto di fame in Sicilia). Nell'incessante lavoro di diffusione della nonviolenza gandhiana, Capitini viene invitato a Barbiana da Don Lorenzo Milani, il quale poi citerà Gandhi nella sua famosa lettera ai cappellani militari L'obbedienza non è più una virtù .Capitini muore nel 1968. Il movimento studentesco e operaio sta preparando una stagione di lotte che affonda le radici ideologiche nel marxismo. La nonviolenza viene lasciata da parte, dimenticata, quando non derisa o considerata merce "borghese". Solo un drappello di giovani obiettori, cattolici o radicali, tiene vivo il riferimento a Gandhi. Gli altri preferiscono fare la naja come "proletari in divisa" contro l'esercito dei padroni. La battaglia civile per la legge sull'obiezione antimilitarista (che arriverà nel 1972) viene condotta con metodi nonviolenti (marce, digiuni, sit-in) da piccoli gruppi come il Movimento Nonviolento, il Movimento Internazionale per la Riconciliazione e il Partito Radicale. I testi di Gandhi cominciano a trovare cittadinanza soprattutto in ambienti religiosi del dissenso cattolico (Padre Balducci, Dom Franzoni) o valdesi. Ma è con l'approvazione della legge sull'obiezione che i piccoli e marginali movimenti nonviolenti italiani iniziano a confrontarsi con partiti e istituzioni. Negli anni '80 e ‘90 due partiti hanno inserito nei loro statuti fondativi il termine "nonviolenza": il Partito Radicale e la Federazione dei Verdi, ma l'esito non è stato all'altezza delle aspettative. Il primo, dopo la stagione movimentista, si è trasformato più decisamente in partito e ha assunto persino posizioni favorevoli ad interventi militari ed armati. I secondi hanno assunto posizioni più vicine al pacifismo generico ma dopo dilanianti contrasti interni hanno decisamente scelto di assumere la tradizionale forma partito abbandonando la spinta iniziale che veniva dal basso (con l'unica luminosa eccezione di Alexander Langer, vero amico della nonviolenza, che ha saputo fare politica senza mai tradire la sua vocazione francescana). Ora anche esponenti del pensiero comunista guardano alla nonviolenza riconoscendo che non si può più prescindere da un confronto con essa. Se è vero che la nonviolenza non può essere arrogante nei confronti di altre storie o culture a meno di contraddire la sua stessa aspirazione, è anche vero che chi arriva alla nonviolenza dopo aver percorso strade molto diverse, dovrebbe avere un atteggiamento di umiltà e riconoscenza verso chi ha tenuto accesa questa fiammella, spesso in solitudine. Il Movimento Nonviolento non pretende di esaurire in se stesso la proposta della nonviolenza che, come diceva Gandhi, è «antica come le montagne», ma la via italiana alla nonviolenza non può che passare da questa storia.<br /><br />tratto dal settimanale di liberazione di questa settimanaAthoshttp://www.blogger.com/profile/02528727965934525435noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1947354514393870021.post-4502706280974728852008-01-30T01:52:00.000+01:002008-01-30T01:55:00.288+01:00DIFENDIAMO IL DIRITTO A CAMBIARE IL MONDO!Erano passati pochi giorni dalla manifestazione di un milione di persone contro la guerra in Iraq che aveva concluso il Forum Sociale Europeo di Firenze, una delle più importanti esperienze di partecipazione democratica realizzate nel nostro paese.<br />La notte del 15 novembre 2002 venti persone che erano state fra gli organizzatori di quel Forum furono arrestate dai reparti speciali dei ROS e dei GOM. Ad altri cinque furono notificati gli arresti domiciliari. Quarantatre persone finirono indagate nel filone di inchiesta. Le irruzioni di uomini armati fino ai denti e con il volto coperto terrorizzarono molte famiglie a Cosenza, Napoli e Taranto.<br />Tredici persone furono rinviate a giudizio, accusate di aver voluto "sovvertire violentemente l´ordine economico costituito nello stato" per essere stati fra gli animatori delle grandi manifestazioni di popolo in occasione del vertice OCSE di Napoli e del G8 di Genova nel 2001.<br />Quel processo, iniziato il 2 dicembre 2004 presso la Corte di Assise di Cosenza, è alle sue battute finali. La requisitoria del Pubblico Ministero è prevista per il 23 gennaio, e poco dopo sarà emessa la sentenza.<br />Solo un mese fa il Tribunale di Genova ha comminato più di un secolo di carcere a ventiquattro manifestanti. Sono stati inflitti fino a 11 anni di carcere utilizzando reati da codice di guerra come l'accusa di "devastazione e saccheggio".<br />Al contrario, nessuno ha pagato per le inaudite violenze compiute dalle forze dell´ordine sui manifestanti a Genova, giudicate da Amnesty International la più grave violazione dei diritti umani in Europa dal dopoguerra.<br />Nessuno dei dirigenti responsabili ha dovuto rendere conto degli errori ed orrori commessi: al contrario, sono stati tutti promossi. I processi per la macelleria della Diaz e le torture a Bolzaneto si avviano alla prescrizione per decorrenza dei termini. L´omicidio di Carlo Giuliani è stato archiviato senza un processo. Il Parlamento ha respinto la richiesta di istituzione di una Commissione di Inchiesta. Al contrario, gli imputati di Cosenza rischiano pene severissime<br />Ancora una volta c´è bisogno di difendere la dignità calpestata del nostro paese e le garanzie democratiche -nel sessantesimo della Costituzione. Una volta ancora bisogna pretendere verità e giustizia sui fatti di Genova, e difendere il diritto a costruire un "un altro mondo possibile".<br />Il nostro paese è pieno di lotte, vertenze nazionali e locali, resistenze e proposte per i diritti umani, sociali, civili, politici, ambientali, per la difesa dei beni comuni, contro la guerra e il riarmo. L´attivismo civile e la mobilitazione sociale dovrebbero essere considerati una risorsa di questo paese.<br />Al contrario, questi conflitti finiscono sotto processo e tante persone rischiano di vedersi rovinata la vita per il loro impegno sociale. Crediamo sia necessario allargare la riflessione, la solidarietà e l´iniziativa unitaria di fronte ai segnali di una deriva securitaria e repressiva contro ogni forma di diversità e di dissenso.<br />Agli imputati di Cosenza viene contestato di essere protagonisti attivi del movimento altermondialista e delle lotte per il cambiamento, attività che viene quindi considerata sovversiva e cospirativa.Questo processo riguarda perciò fino in fondo tutti coloro che credono doveroso impegnarsi per una società e un pianeta più giusti e che vogliono per tutti e per tutte il diritto ad agire, ad opporsi, a praticare e vivere alternative.<br />E´ tempo di tornare a Cosenza da ogni parte d´Italia, come facemmo il 23 novembre del 2002 protestando insieme a tutta la città.<br />Costruiamo insieme una nuova grande manifestazione a Cosenza sabato 2 febbraio*<br />Per liberare chi è sotto processo da accuse inaccettabili<br />DIFENDIAMO IL DIRITTO A VOLER CAMBIARE IL MONDO<br />Le adesioni collettive e individuali vanno inviate a:<br /><a href="mailto:liberitutti@inventati.org">liberitutti@inventati.org</a><br />'Contatto stampa: 334.3051746 – <a href="http://www.cosenza2febbraio.org/">www.cosenza2febbraio.org</a>Athoshttp://www.blogger.com/profile/02528727965934525435noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1947354514393870021.post-43630984459056426412008-01-22T02:39:00.000+01:002008-01-22T02:48:25.042+01:00Piergiorgio Odifreddi sulla vicenda della Sapienza<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://images4.wikia.nocookie.net/nonciclopedia/images/a/ac/Ratzinger_playboy.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 201px; height: 199px;" src="http://images4.wikia.nocookie.net/nonciclopedia/images/a/ac/Ratzinger_playboy.jpg" alt="" border="0" /></a><br />Tutta questa vicenda ha il sapore di una gran furbata». Piergiorgio Odifreddi non è solo un matematico impertinente. È anche un polemista amante del paradosso, degno membro dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, irriducibile laicista autore di un libro dal titolo anticrociano e provocatorio: Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici). Odifreddi, ci spieghi meglio la sua idea. «Semplice: il Papa, che si rivela molto furbo, è riuscito a rigirare la frittata. Ha trasformato il dissenso di 67 professori e poche centinaia di studenti nel tentativo di censurarlo. E i media lo hanno seguito a spron battuto. Ma io penso che il caso La Sapienza non sia che un seguito di ciò che è avvenuto con il referendum sulla procreazione assistita: trasformare una posizione di debolezza in forza, e una situazione avversa a proprio vantaggio». Resta però il fatto che il Papa non ha potuto parlare di persona alla Sapienza… «Già, ma è stata una sua rinuncia. Non mi si venga a dire che qualche studente e professore, che avranno pure il diritto di dissentire e manifestare, fossero pericolosi: la situazione era sotto controllo, non c’erano rischi per il Pontefice. La verità è che al di là del suo tratto umano questo è un Papa reazionario, polemico, che cerca la rissa con tutti: prima gli islamici a Ratisbona, poi gli amministratori locali a Roma…». […] E come interpreta allora le manifestazioni di solidarietà espresse in piazza San Pietro? «Un’adunata oceanica, per un Papa fascista come Pio XII. Comunque, il Vaticano è uno Stato estero, e in quei confini possono fare ciò che vogliono; è fuori che mi dà fastidio quando vogliono imporre la loro presenza. E trovo scorretto che ieri in piazza ci fossero anche esponenti istituzionali come il vicepremier Rutelli: il suo ruolo pubblico glielo impediva, come ben sa Prodi che è un cattolico adulto. Basti pensare che persino De Gaulle si rifiutava di fare la comunione in pubblico, per non rappresentare solo una parte dello Stato: questo è essere laico. Senza commistioni sgradevoli». Ma come può definire fascista chi proprio ieri ha ribadito i princìpi di libertà, tolleranza e fraternità che l’ispirano, ivitando a «essere sempre rispettosi delle opinioni altrui»? «C’è un equivoco di fondo: il Papa si presenta come un accademico, ma la teologia non è materia di studio nelle università laiche, non ha statuto scientifico. C’è un fossato tra la teologia e la scienza, che è l’unico sapere assoluto, nello spazio e nel tempo, con un linguaggio e un metodo matematico universalmente riconosciuto (si pensi a Pitagora), che procede per dimostrazioni e verifiche sperimentali». Ma la teologia è limitrofa alla filosofia, insegnata ovunque… «Già, ma questo papa ha riferimenti un po’ confusi: quando a proposito di Galileo ha citato Feyerabend, campione del relativismo assoluto, mi è venuto un colpo. Ma come, proprio lui, che si scaglia contro il relativismo male del secolo? Ma ormai, anche i più importanti filosofi laici, da Cacciari a Severino, son diventati tutti papisti, e pontificano troppo, soprattutto di scienza, senza competenze. Il problema è la battaglia tra scienza e religione, saperi che si presentano come assoluti. Ma mentre tutti usano la scienza, il cattolicesimo è una minoranza nel mondo».falena000http://www.blogger.com/profile/10639613158113843376noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1947354514393870021.post-91955943138026374712008-01-18T13:20:00.000+01:002008-01-22T02:42:13.765+01:00Lisa Clark a Treviso, per un futuro senza atomiche.<div class="moz-text-html" lang="x-western"> <div class="moz-text-html" lang="x-western"> <p align="center"><span style="font-size:180%;">I Comitati </span> </p> <p class="western" align="center"><span style="font-size:6;">UNFUTUROSENZATOMICHE</span></p> <p class="western" style="widows: 0; orphans: 0;" align="center"><span style="font-family:Comic Sans MS,cursive;"><span style="font-size:6;"><b>di Treviso e Carbonera</b><br />organizzano:<br /></span></span></p> <p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0; page-break-after: avoid;" align="center"><span style="font-family:Comic Sans MS,cursive;"><span style="font-size:180%;"><b>Proiezione del documentario</b></span></span></p> <p style="margin-bottom: 0cm; page-break-after: avoid;" align="center"><span style="font-size:180%;"><i><b>"Quelle imbarazzanti 90 bombe atomiche in giardino"</b></i></span></p> <p style="margin-bottom: 0cm;" align="center"><b><u><span style="font-family:Comic Sans MS,cursive;"><span style="font-size:6;">Venerdì </span><span style="font-size:6;">18</span><span style="font-size:6;"> Gennaio 2008</span></span></u></b></p> <p style="margin-bottom: 0cm;" align="center"><span style="font-family:Comic Sans MS,cursive;"><b><span style="font-size:6;">Ore 20:45</span></b> <b><span style="font-size:6;">SALA FILT*-Treviso</span></b> </span> </p> <p style="margin-bottom: 0cm;" align="center"><span style="font-family:Comic Sans MS,cursive;">(*DIETRO LA STAZIONE DEI TRENI, SOTTO CAVALCAVIA)<br /></span></p> <p style="margin-bottom: 0cm;" align="center"><span style="font-family:Comic Sans MS,cursive;"><br /></span></p> <h6 class="western" style="margin-left: 0cm;" align="center"><span style="font-size:130%;">Sarà Presente per parlare con noi<br /></span></h6><h6 class="western" style="margin-left: 0cm; color: rgb(255, 0, 0);" align="center"><span style="font-size:300;">Lisa Clark </span> </h6> <h6 class="western" style="margin-left: 0cm;" align="center"><span style="font-size:300;"><br /></span> </h6> <h6 class="western" style="margin-left: 0cm;" align="center"><span style="font-size:130%;"><span style="">Vicepresidente nazionale dei Beati Costruttori di Pace </span>coordinatrice nazionale della campagna <u><i>unfuturosenzatomiche</i></u></span></h6><br /><p style="margin-bottom: 0cm;" align="center">“<span style="font-family:Forte,Courier New,cursive;"><span style="font-size:130%;"><i><b>L’Italia si è già dimenticata del trattato di non proliferazione nucleare? Come liberare il nostro Paese dalla minaccia atomica…”</b></i></span></span></p><br /><br /><p style="margin-bottom: 0cm;" align="center"><span style="font-family:Comic Sans MS,cursive;">Promuovono l’iniziativa:</span></p> <div align="center"><big><big><big>Cooperativa Pace e Sviluppo<br />Gruppo di Acquisto Solidale GASIA<br />Giovani Comunisti<br /><br /><small><small>ingresso libero</small></small><br /></big></big></big></div> <p style="margin-bottom: 0cm;" align="center"><br /></p> <div align="center"><big><big><a class="moz-txt-link-freetext" href="http://www.prctreviso.it/appuntamenti.php?idevt=105">http://www.prctreviso.it/appuntamenti.php?idevt=105</a></big></big></div> </div> </div>Robertohttp://www.blogger.com/profile/16809489368592507789noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1947354514393870021.post-37394274070006045502007-12-31T10:48:00.000+01:002007-12-31T10:51:32.900+01:00«A Bono dico: l'Africa ha bisogno di più aiuti Ma anche di più rispetto»di Patrizia Sentinelli<br />C 'è un'attenzione intermittente ai problemi dell'Aiuto Pubblico allo Sviluppo. Torna in occasione di alcuni Forum internazionali o quando parla qualche rockstar. In questo caso si tratta di Bono, artista di successo che spesso riempie le pagine dei giornali con le sue denunce sui mancati aiuti all'Africa. È importante per un Governo che l'opinione pubblica sia attenta ai temi della cooperazione internazionale cosi come a quelli delle guerre, delle morti per fame e a tutte le questioni che investono i Paesi in conseguenza del mutamento climatico. C'è una sfida, ritengo, nelle stesse parole di Bono, a cui va data una risposta immediata per correggere dati imprecisi. Ma la sfida da raccogliere riguarda la nostra politica generale, la nostra politica pubblica che dobbiamo assumere con maggiore rigore ed impegno. L'Africa in particolare è attraversata, colpita a morte, ferita, dall'espandersi di pandemie (AIDS, tubercolosi, malaria). A questi mali si aggiungono l'assenza di campagne di protezione dei servizi sanitari. Questi non sono mali ineluttabili ma il frutto di un modello di sviluppo dissipativo e distorto che drena risorse naturali dai tanti sud del mondo in favore del benessere dei pochi abitanti del nord. Ma l'Africa è anche un continente in movimento che non chiede solo aiuti ma rispetto della propria storia, cultura, tradizione e salvaguardia delle risorse naturali di cui è ricca. Acqua, terra ed energia che devono essere utilizzati per l'economia locale. Questo è il cuore della nuova cooperazione: costruzione di partenariati, protagonismo delle comunità locali, reti nazionali ed internazionali di produttori locali. Perciò sosteniamo programmi di agricoltura rurale anche attraverso la microfinanzia. Sono temi ricorrenti nel nostro intervento, perché infanzia, salute, educazione, economia non possono essere affrontate separatamente come questioni scisse tra loro. Ricerche importanti prodotte in ambito universitario - l'ultima prodotta dall'Università di Roma Tre - affermano che laddove troviamo un'educazione primaria diffusa si combattono in modo più efficace fame e malnutrizione e, anche i picchi delle pandemie cominciano a scendere. Servono politiche di cooperazione a sostegno dei sistemi sanitari nazionali e per un intervento pubblico dell'economia nei Paesi africani. Piani pluriennali che spesso entrano in contrasto con le ricette del FMI e della Banca Mondiale. Ricordo che come Governo abbiamo scelto di uscire dal Fondo PPIAF della BM che aveva tra le proprie finalità la privatizzazione dell'acqua. All'opposto questo bene comune va protetto con politiche di risparmio e di tutela ambientale anche attraverso la gestione pubblica dei sistemi idrici nazionali. Il recente summit di Lisbona tra l'Ue e l'Unione Africana ha toccato proprio questi grandi temi, riconoscendo all'Africa un ruolo politico di grande rilievo. Per fare ciò occorre più cooperazione promuovendo iniziative di partecipazione e nuova capacità di creare sviluppo, fuori da ogni tentazione neo-colonialista.Vorrei tornare rapidamente a spiegare l'aspetto relativo ai finanziamenti: il nostro Paese, durante il precedente Governo, aveva accumulato nei confronti del Fondo Globale un pesante debito. Nel corso di quest'anno abbiamo saldato i 280 milioni relativi agli anni 2005, 2006 e 2007 e, nel Decreto Fiscale collegato alla Finanziaria 2008, sono già previsti 130 milioni relativi alla quota 2008. Ma la lotta alla povertà non passa solo per il finanziamento al Fondo Globale ma per programmi di intervento predisposti insieme ai Governi ed alla società civile dei Paesi partner come abbiamo fatto nel corso del 2007 a Bamako in Mali con la Conferenza con e per le donne africane e recentemente in Guatemala per lo sviluppo del microcredito. Pur riconoscendo il grande sforzo fatto, per il prossimo anno servono nuovi finanziamenti. I fondi stanziati in Finanziaria non bastano, infatti, per rispettare gli Obiettivi del Millennio. Questo è un passo decisivo che deve essere compiuto con un impegno diretto assunto dalla Presidenza del Consiglio. A livello internazionale ci aspettano appuntamenti non rinviabili. Il carattere dell'intervento deve essere quello della cooperazione in senso largo. Così in Afghanistan, Iraq, Medio Oriente, Balcani. Cooperazione e non competizione. La stessa questione epocale del cambiamento climatico richiede strategie che puntino su questi temi. Servono però rigore e coerenza e per questo occorre parlare di efficacia degli aiuti. Ciò vale per l'Europa ma anche per l'Italia. È una questione di straordinaria importanza sollevata spesso dalla società civile a cui dobbiamo saper rispondere con un'azione importante.Accanto al tema della quantità degli aiuti c'è quello dell'efficacia da raggiungere attraverso la creazione di un'Agenzia capace di attuare gli indirizzi politici e con un fondo unico che garantisca la coerenza degli interventi. Ci sono le condizioni. Il Governo ha presentato nell'aprile scorso un disegno di legge in discussione al Senato. Occorre andare presto in Aula. Lo chiedono la Comunità Internazionale, le Ong, i movimenti, l'associazionismo e gli Enti locali. Qui c'è uno scarto tra la generosità e la competenza degli attori della cooperazione e gli atti di Governo. Penso che proprio il nuovo soggetto della sinistra debba dare un segnale forte facendo un salto di qualità su questi temi. Serve un vero e proprio investimento sulla cooperazione perché i temi di carattere internazionale si intrecciano con la cooperazione stessa e con quelli relativi ad un diverso approccio sui problemi legati all'immigrazione, alla solidarietà e per un'economia che ridistribuisca in modo equo le ricchezze prodotte.<br /><br />da Liberazione del 30.12.2007Athoshttp://www.blogger.com/profile/02528727965934525435noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1947354514393870021.post-54228526217283974352007-12-28T12:46:00.000+01:002007-12-28T12:48:37.680+01:00<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://i18.tinypic.com/3148s5l.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 290px; height: 419px;" src="http://i18.tinypic.com/3148s5l.jpg" alt="" border="0" /></a><br /><h2><a href="http://www.uaar.it/news/2007/12/28/bush-finanzia-fronte-anti-gay/" rel="bookmark" title="Permalink per: Se Bush finanzia il fronte anti-gay">Se Bush finanzia il fronte anti-gay</a></h2> <p>Let us live in peace! Lasciateci vivere in pace! Chiedevano solo questo gli attivisti omosessuali ugandesi che alcuni mesi fa hanno lanciato a Kampala la prima campagna in difesa dei diritti di gay e lesbiche. Non è andata come speravano, perché in Uganda essere omosessuali è un reato punito con l’ergastolo. In molti, dal presidente Yoweri Museveni ai principali leader religiosi, sono convinti che essere gay è un comportamento non-africano. E per propagandare le loro idee omofobe non si fanno scrupoli a usare i soldi del Fondo Globale per la lotta all’Aids.<br />A scoprirlo è stata Iglhrc, un’associazione gay americana, che è andata a verificare dove finiscono i soldi del governo Usa destinati al Fondo Globale. Cercando nei rapporti dell’amministrazione ha trovato tra i beneficiari del Fondo i principali esponenti anti-gay ugandesi, come il pastore Martin Ssempa, capo della Chiesa dell’università di Makerere e della Coalizione interreligiosa per la Famiglia. La sua chiesa ha ricevuto da Usaid (Agenzia Usa per lo sviluppo internazionale) un sussidio per la prevenzione, il trattamento e l’assistenza ai malati di Aids. Pochi giorni dopo la manifestazione degli attivisti gay Ssempa ha organizzato una marcia per chiedere il loro arresto. Insieme a lui hanno sfilato anche alcuni esponenti del governo.<br />Ma non è finita. Il 28 agosto, lo sceicco Mutah Bukeyna aveva rivelato che erano pronte «squadre anti-gay per ripulire rapidamente la società dall’omosessualità». Recentemente l’organizzazione di cui farebbe parte, Tabliqh Organization, ha ricevuto finanziamenti da Prefar, un fondo di emergenza voluto da Bush per combattere l’Aids in Africa.<br />Padre Ssampa è anche il responsabile di un sito web dove sono comparsi nomi e foto degli attivisti gay, e l’autore di una petizione in cui chiede al governo di mettere fine «all’umiliazione degli ugandesi» portata avanti dagli omosessuali.<br />Tutti gli interessati hanno smentito di aver ricevuto soldi dal fondo di prevenzione contro l’Aids. Solo l’ambasciata Usa di Kampala ha detto una mezza verità: ha ammesso di aver finanziato Tabliqh, ma senza essere a conoscenza del legame tra lo sceicco omofobo e l’organizzazione.<br />Samuel Ganafa è uno degli coordinatori della campagna «Let us live in peace». «Andremo avanti», dice. «La situazione è troppo grave. Se qualcuno scopre che sei omosessuale perdi tutto: famiglia, lavoro, dignità». E poi c’è il problema dell’Aids. «Nonostante i miliardi spesi dal Fondo, per noi non c’è nessuna prevenzione specifica perché essere gay è illegale». Secondo Iglhrc su 15 milioni di dollari stanziati da Prefar per l’Africa, meno di un milione è utilizzato nella prevenzione del virus tra gli omosessuali. E se il ministro dell’etica ha già risposto che «non ci sarà mai spazio per i loro diritti in Uganda», un risultato è stato raggiunto: la pagina con le foto degli attivisti gay è sparita.</p> <p><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/27-Dicembre-2007/art41.html" target="_blank" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.ilmanifesto.it');">L’articolo di Giulio M. Piantadosi è raggiungibile sul Manifesto </a></p>falena000http://www.blogger.com/profile/10639613158113843376noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1947354514393870021.post-81604016029965160052007-12-18T12:05:00.000+01:002007-12-18T12:14:28.602+01:00Contributo alla nostra discussione sul futuro della Sinistra<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_oRpsaYt9T8o/R2erawClbKI/AAAAAAAAACA/uisuro1jaWw/s1600-h/Giordano+a+Treviso+047.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_oRpsaYt9T8o/R2erawClbKI/AAAAAAAAACA/uisuro1jaWw/s400/Giordano+a+Treviso+047.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5145269575354772642" border="0" /></a><br />Di seguito voglio postare la sintesi (molto sintesi) dell'intervento conclusivo di Franco Giordano (segretario nazionale del PRC) al comitato politico nazionale che si è svolto domenica 16 dicembre.<br />Credo possa essere un contributo molto importante alla nostra discussione fatta "contemporaneamente" domenica durante l'assemblea delle/degli iscritt* giovani della nostra federazione provinciale.<br /><br />La relazione di Franco Giordano contiene esattamente tutti gli elementi che erano emersi dal nostro dibattito per cui -a mio parere- risulta dirimente su alcuni punti e di rilancio in avanti su altri. BUONA LETTURA... in attesa di re-incontrarci per continuare la nostra appassionata discussione.<br /><br />Marco<br /><br /><span class="settore">approfondimenti/articoli<br /> </span> <span class="TitoloPrinc">Prc. A gennaio i nodi di governo e una consultazione di massa<br /> </span><br /> <br /> <span class="TestoPrinc"><div style="text-align: justify;font-family:Tahoma;">Nella giornata di domenica si è tenuta a Roma la riunione del Comitato politico nazionale del Prc. Quella che segue è un'ampia sintesi dell’intervento del Segretario nazionale Franco Giordano.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">L’assemblea dell’ 8 e 9 dicembre</span> ha rappresentato uno straordinario successo sia per i workPrcshop dove il livello di conoscenze, saperi, culture politiche è stato di grande spessore, sia per la manifestazione di popolo del 9 che ha segnato un grado altissimo di unità ed una richiesta forte a procedere in questa direzione. Le grandi aspettative emerse in quella sede non possono essere deluse.<br />L’8 e 9 ha determinato un rimbalzo nella società italiana ed ha alimentato aspettative dettate da un bisogno di alternativa al duopolio costituito dal modello populista e liberista di Berlusconi con quello americano e disincarnato proposto dal Pd.<br /><span style="font-weight: bold;"><br />L’assemblea </span>dell’8 e 9 è stata agitata da conflitti di segno positivo, a partire da quello femminista, importantissimo. Penso che non si può ricostruire una nuova soggettività unitaria a sinistra se non si declinano quel linguaggio e quelle forme di democrazia di genere. Ritengo che sia stata utilissima, persino vitale, la presenza del comitato “No Dal Molin” e la modalità di interlocuzione messa in atto con il soggetto unitario e plurale: con esso s’instaura un dialogo, seppur conflittuale, e ne si riconosce una soggettività politica.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Penso sia andata</span> in scena quell’idea di spazio pubblico che vogliamo ricostruire a sinistra e che è stato colto dalla compagna Rossana Rossanda in un editoriale che ho molto condiviso ed a cui ho voluto rispondere immediatamente.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">C’è un nesso diretto</span> fra la manifestazione del 20 e l’iniziativa dell’8 e 9. L’esito del 20 ottobre ha accelerato il processo unitario, specie nelle sue modalità. Innanzitutto sono venuti immediatamente meno i condizionamenti sindacali e le ipoteche sul soggetto unitario e plurale, si è rotto un meccanismo che prevede il tentativo di totale sussunzione nel Pd della rappresentanza politica contraria alle destre e, sul piano sociale, di una rappresentazione neocorporativa affidata al sindacato. Ma anche se la partita è ancora aperta e va giocata fino in fondo, il 20 ottobre ha rappresentato la rottura di questo schema, facendo emergere una soggettività politica nuova che si oppone a questo dualismo Pd-sindacato.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Il 20 ottobre</span>, inoltre, ha fatto emergere una grande rivendicazione politico-sociale, una critica nei confronti del governo Prodi che non siamo riusciti a far passare sulla vicenda del protocollo sul welfare e che, oggi, depositiamo sulla prossima verifica. Ma il 20 ottobre ha evidenziato anche una fortissima vocazione unitaria. In entrambe le occasioni, 20 ottobre e 8-9 dicembre, il Prc ha investito tutte le sue energie ed il grande risultato ottenuto è dipeso dalla capacità organizzativa e dalla ricchezza del nostro partito: v’è stata, inoltre, una presenza diffusa di aree di movimento, di associazioni e di espressioni sindacali, fondamentali per ancorare socialmente il nuovo soggetto unitario.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">C’è chi ha osteggiato</span> la manifestazione “da sinistra” dicendo che essa non era critica verso il governo e c’è chi l’ha osteggiata “da destra” temendo una conflittualità eccessiva con le altre forze del soggetto unitario e plurale: niente di tutto ciò! Anzi, all’indomani di essa si è finalmente sbloccato il processo unitario. Ora dobbiamo proseguire ed accelerare questo processo, dando continuità ed investendo sulla soggettività nuova. Penso sia utile presentarci alle prossime amministrative unitariamente anche facendo ricorso a una battaglia politica con quelle forze che sembrano non condividere questa scelta.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Si deve tenere insieme</span> la ricchezza emersa l’8 e 9 dicembre con tutte le potenzialità che essa contiene: guai ad immaginare solo una sommatoria federata di partiti, perché ciò distruggerebbe ogni aspettativa. Vanno aggregate le realtà sociali, territoriali, di movimento e quelle critiche del capitalismo e farle contare e decidere: per questo, a gennaio, proporremo un seminario aperto per far vivere un processo democratico di costruzione del nuovo soggetto che sia autonomo ed inclusivo.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Bisogna costruire</span> un’unità forte sui contenuti e vanno lanciate alcune campagne: proponiamo per il 23 e 24 gennaio l’avvio di un iter partecipativo con un pronunciamento effettivo, quindi modificativo, sulla carta dei valori.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Insisto sulla necessità </span>di valorizzazione delle soggettività esterne ai partiti e per questo vorrei proporre un meccanismo binario di costruzione della nuova soggettività in cui esse siano attive nelle decisioni e non mere parti accessorie del processo. Il tesseramento potrebbe avvenire tramite l’iscrizione alle singole forze politiche, valido anche per il soggetto unitario, ed autonomamente per chi non si sente interno ai partiti.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Trovo che la concezione</span> mediatica sul leader e sulla direzione sia sbagliata e pericolosa per il soggetto unitario e plurale perché produce tensioni con le altre soggettività aderenti, esula dalla democrazia di genere, desertifica le forme di partecipazione, intacca il rapporto con culture nuove, snatura il senso del percorso in atto distruggendo l’anomalia democratica che stiamo attivando.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Ricordiamoci </span>del congresso di Venezia in cui abbiamo puntato tutto sul rapporto con i movimenti, sulle esperienze di innovazione, sulla rottura con le forme del leaderismo.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">La collocazione</span> politica del nuovo soggetto è dirimente: nella carta si dice che esso può collocarsi al governo o all’opposizione, senza che questa sia un disvalore e sempre dietro una libera scelta priva di vincolo, nel rispetto della sua autonomia ed a seconda delle convenienze politiche e sociali a cui fa riferimento. La carta d’intenti non è chiusa, ma aperta e potrà essere modificata e migliorata dopo un dibattito ampio: essa rappresenta solo un punto di partenza. Penso che sia chiaro anche nella carta d’intenti che si apre una sfida sul terreno dell’egemonia col Pd, altro che interlocutore privilegiato!<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Una sfida </span>sul modello alternativo di società: si può lealmente costruire un governo insieme, ma si può, altrettanto, restare su posizioni politiche difformi.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">L’assemblea della sinistra</span> e degli ecologisti si è svolta in un momento sociale drammatico per il paese in cui la vicenda di Torino ha determinato uno spartiacque nella storia sociale del paese: quella tragedia, quegli omicidi hanno determinato una rottura sociale, oltre che politica, che investe anche il sindacato, con una rabbia operaia che non tiene più e che noi dobbiamo guardare in faccia. I fischi di Torino hanno travolto anche chi, socialmente, è prossimo a quella condizione. Penso che quel malessere sia concentrato sulle condizioni materiali drammatiche che riguardano anche, ma non solo, il tema della sicurezza. Essa è solo la metafora, non il paradigma, del modello produttivo e dell’organizzazione del lavoro del nostro paese.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Al tema della sicurezza</span> dobbiamo aggiungere quello dei salari, sempre più insostenibili. Noi abbiamo avanzato proposte sul terreno dei salari e delle retribuzioni che riguardano l’intervento fiscale a partire dalla detassazione degli aumenti contrattuali che allevierebbe la pressione del fisco sul lavoro dipendente, incentivando anche il rinnovo contrattuale.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">C’è anche il tema</span> della precarietà, quello dei tempi e ritmi di lavoro, il tema degli straordinari ne è un esempio, e quello dell’usura psico-fisica di tanta parte del lavoro dipendente, specie quello operaio.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Questi sono gli effetti</span> della rincorsa alla forza lavoro al suo costo più basso: oramai nessuna tutela e nessun diritto sono più al riparo. Per questo oggi dobbiamo rimettere al centro del dibattito questo punto, iniziando dall’analisi che vede negli ultimi decenni una potente svalorizzazione del lavoro nel nostro paese. Non parlo assolutamente di gerarchie fra diritti sociali e civili, ma ritengo che non possiamo ignorare questa drammatica condizione materiale, altrimenti non potremmo neanche declinare la parola “sinistra”.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Il lavoro ha perso politicità</span>: è invisibile, derubricato dall’agenda politica e dalla scena del paese e penso che se il soggetto unitario non si confronta con questo tema, non può esistere. Per questo propongo che la prima iniziativa del soggetto unitario sia una conferenza operaia da tenersi a Torino, fra fine gennaio e gli inizi di febbraio, al fine di far emergere la condizione operaia, invisibile nel paese, ed al fine di far nascere una cultura nuova che riparta proprio da qui. Uno degli operai superstiti che ho incontrato a Torino ha chiesto di non calare il sipario su di loro: non possiamo eludere questa richiesta. Al contrario, la proposta del Pd sulla conferenza operaia mi sembra tutta incentrata sul modello di Confindustria che vorrebbe legare inscindibilmente i salari alla produttività.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Queste sono le questioni</span> da porre per prime sul tavolo della verifica di gennaio: salari prezzi, condizioni di lavoro. Alla verifica va posto anche il tema dell’inflazione che in Italia si attesta al 2,6% e che rischia, come negli Usa, di trasformarsi in stagflazione. Perciò penso che bisogna intervenire sia sul terreno della distribuzione, sia su quello dei prezzi, sia su quello della rendita finanziaria. A gennaio discuteremo anche dei diritti civili, quelli dei migranti, il rapporto pace/guerra e l’alternativa ai conflitti in atto, il disarmo, la moratoria sul Dal Molin, l’innovazione e ricerca ed il nuovo paradigma economico: Bali indica un’inversione di tendenza, anche se da verificare nel concreto, dove la pressione del mondo sugli Usa è stata determinante per un cambiamento nelle politiche ambientali. Ultima, ma non per importanza, è la richiesta di istituzione della commissione d’inchiesta sul G8. Colgo l’occasione per dire pubblicamente a Gasparri che non deve permettersi in alcun modo di insultare quella bella persona che è Haidi Giuliani!<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Chiederemo</span> un mandato conseguente ad un’ampia discussione politica, che spero riusciremo ad estendere anche alle altre forze della sinistra, che ci permetta di effettuare una trattativa vera ed aperta col governo: a ciò seguirà un giudizio politico del partito, del suo gruppo dirigente da sottoporre, subito dopo, ad una consultazione referendaria del nostro popolo che determinerà la nostra collocazione politica.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Gennaio è un mese cruciale</span>: c’è la verifica, ma anche il dibattito sulla legge elettorale. Le due cose s’intrecciano e la legge elettorale è decisiva per noi: dobbiamo battere le tendenze referendarie che creano frammentazione. Ci giochiamo una partita decisiva e non abbiamo altre chance: il referendum non solo determinerebbe la scomparsa della nostra rappresentanza, ma soprattutto limiterebbe la nostra autonomia. Si avrebbero, probabilmente, due sole liste: una di destra ed un’altra contro la destra, all’interno della quale non potrebbe vivere alcuna soggettività politica autonoma. Non possiamo chiedere il sistema tedesco o niente, perché, lo ripeto, l’alternativa sarebbe il referendum.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Se qualcuno è tentato</span> dalla partecipazione al listone di sinistra per una mera autorappresentazione di sé, sempre che sia accettato nel listone, a noi ciò non interessa, perché abbiamo una cultura politica segnata da percorsi di autonomia. Non capisco le critiche interne: non potevamo fare altro se non estendere il dialogo a tutti su questa materia e siamo stati sempre coerenti con il nostro obiettivo di ottenere il sistema tedesco.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Il testo Bianco</span> propone 32 circoscrizioni e tiene aperta la possibilità del voto disgiunto: non si tratta del tedesco, ma nemmeno dello spagnolo ed avvia, comunque, un percorso decisivo. Il riparto nazionale ed il voto disgiunto sono alla nostra portata, al di fuori di questo schema c’è il referendum.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Ci sono due questioni</span> su cui dobbiamo insistere: voto non unico e riparto nazionale. Infatti, il voto unico nel collegio causerebbe una forte pressione bipolare, cioè si vota destra contro sinistra e prevarrebbe la logica del voto utile.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Il vertice del 10 gennaio</span> è paradossale, non si è fatto sul welfare, e si fa sulla legge elettorale che, in realtà, è delegata al dibattito parlamentare fra tutti i partiti. Conferenza operaia, costruzione del soggetto unitario, verifica di governo e consultazione di massa sono i motivi che ci spingono a rinviare, di pochi mesi, il congresso. A gennaio si concentra tutto, per questo proponiamo un rinvio del congresso, per discutere alla fine di un periodo lungo e difficile. Inoltre, resta in piedi la costruzione del soggetto unitario e plurale da effettuare dal basso nei territori: ciò, lo ripeto ancora, non mette a rischio l’esistenza del Prc.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Sul terreno identitario</span> tornano i timori infondati del rischio di scioglimento. La nostra battaglia politica va verso liste unitarie comuni e verso la modifica del rapporto fra partito e movimenti: abbiamo rotto il meccanismo pedagogico, per entrare in un’ottica di internità e proponiamo una sfida per l’egemonia e l’idea di trasformazione della società. Il soggetto unitario e plurale non risolve queste contraddizioni, v’è un problema di utilità sociale ed una dimensione di massa da costruire per una verifica sociale. La nostra utilità sociale è indispensabile: la verifica può essere fondamentale, specie insieme alla successiva consultazione di massa. Dobbiamo ricostruire il nesso fra la spendibilità dell’iniziativa politica oggi e l’idea del domani. Penso che qui si giochi la differenza fra chi propone e predica una società che verrà e chi ha come bussola quella che Antonio Gramsci chiamava “la trasformazione molecolare della società”.<br /></div><br /><br />Roma, 16 Dicembre 2007</span>Markus Millerhttp://www.blogger.com/profile/00705499819397247265noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1947354514393870021.post-3634011001246490952007-12-11T15:26:00.000+01:002007-12-11T15:48:13.165+01:00CHIAPAS, L’ALTRO MESSICO. Tra comunità indigene e Zapatismo.<p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0; page-break-after: avoid; font-weight: bold; text-align: center;font-family:arial;"> <span style="font-size:130%;">Proiezione del film/documentario</span></p><div style="text-align: center;"> </div><p style="margin-bottom: 0cm; page-break-after: avoid; font-weight: bold; text-align: center;font-family:arial;"><span style="font-size:130%;"><i>"L'altro Messico: il Sub</i></span><span style="font-size:130%;"><i>comandante è tornato"</i></span></p><p style="margin-bottom: 0cm; page-break-after: avoid; font-weight: bold; text-align: center;font-family:arial;"><span style="font-size:100%;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.mediconadir.it/Marcos_3.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 445px; height: 89px;" src="http://www.mediconadir.it/Marcos_3.jpg" alt="" border="0" /></a></span></p><div style="text-align: center;"> </div><div style="text-align: center;"> </div><p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: bold; text-align: center;font-family:arial;"><span style="font-size:130%;"><u>Venerdì 14 Dicembre 2007</u></span></p><div style="text-align: center;"> </div><h2 style="font-weight: bold; text-align: center;font-family:arial;" class="western"><span style="font-size:130%;">Ore 20:45</span></h2><div style="text-align: center;"> </div><p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: bold; text-align: center;font-family:arial;"><span style="font-size:130%;">Sala Filt Cgil</span><span style="font-size:130%;"> – </span><span style="font-size:130%;"><u>TREVISO</u> </span><span style="font-size:100%;"><span style="font-size:130%;">-</span> </span> </p><div style="text-align: center;"> </div><p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: bold; text-align: center;font-family:arial;"><span style="font-size:100%;">(sotto cavalcavia stazione dei treni)</span></p><p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: bold; text-align: center;font-family:arial;"><span style="font-size:100%;"><br /></span></p><p style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial; font-weight: bold; text-align: center;"> </p><h6 class="western" style="margin-left: 0cm; font-weight: bold; text-align: center;font-family:arial;"><span style="font-size:100%;">Saranno Presenti</span></h6><br /><p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: bold;font-family:arial;"><span style="font-size:130%;">Francesca Nava</span></p><p style="margin-bottom: 0cm;font-family:arial;"><span style="font-size:130%;">Regista del film/documentario "L'altro Messico: il Subcomandante è tornato"</span></p><p style="margin-bottom: 0cm;font-family:arial;"><span style="font-size:130%;"><br /></span></p><p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: bold;font-family:arial;"><span style="font-size:130%;">Amaranta Cornejo Hernandez</span></p><p style="margin-bottom: 0cm;font-family:arial;"><span style="font-size:130%;">Coordinatrice del progetto "Dignidad Rebelde"</span></p><p style="margin-bottom: 0cm;font-family:arial;"><span style="font-size:100%;"><br /></span></p><p face="arial" style="margin-bottom: 0cm; font-weight: bold;">Luca Martinelli</p><p face="arial" style="margin-bottom: 0cm;">Volontario dell'associazione Mani Tese. Ha lavorato come volontario per il Centro de Investigacion Economica y Politica de Accion Comunitaria (Ciepac) in Chiapas. Collabora con Liberazone, Manitese, Guerre&Pace, Il Manifesto, Diario, Carta Altreconomia</p><p face="arial" style="margin-bottom: 0cm;"><br /></p><p face="arial" style="margin-bottom: 0cm; font-weight: bold;">Erasmo Palazzotto</p>Responsabile Nazionale Esteri per i Giovani di Rifondazione. Organizzatore della Carovana Italiana che parteciperà al "III° incontro dei Popoli Zapatisti con i Popoli del Mondo" all'interno del progetto "Dignidad Rebelde"<br /><br /><p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family:Comic Sans MS,cursive;"><i><span style="font-weight: bold;font-family:arial;font-size:100%;" >INGRESSO LIBERO</span><br /></i></span></p>Robertohttp://www.blogger.com/profile/16809489368592507789noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1947354514393870021.post-47091557643076860852007-12-02T18:21:00.000+01:002007-12-02T18:23:51.603+01:00EPAs NUOVE COLONIEda <a href="http://www.beati.org/">www.beati.org</a><br /><br />Il 27 settembre scorso, giornata internazionale di mobilitazione contro gli accordi di libero scambio, che la Commissione europea sta tentando, con ostinazione, di far sottoscrivere a 76 paesi fra i più poveri del pianeta, generalmente indicati con la sigla ACP (Africa, Caraibi e Pacifico), i Commissari europei che stanno conducendo i negoziati, l'inglese Peter Mandelson (commercio) e il portoghese Luis Michel (aiuti e sviluppo) indirizzarono a tutti gli attivisti una bella lettera aperta in cui ribadivano i loro buoni propositi accusando la società civile di: "giocare a poker con la vita umana delle persone che stiamo cercando di aiutare".<br />Non male come battuta! Soprattutto perché i negoziati commerciali assomigliano davvero molto a una partita di poker, visto che le parti in causa tentano fino all'ultimo di nascondere le loro carte, amano bleffare, offrono meno di quanto potrebbero, chiedono più di quanto necessiterebbero e così via, le analogie sono molte. Peccato che tutto questo lo stiano facendo proprio Michel e Mandelson sulla pelle di 700 milioni di persone che vivono in stragrande maggioranza in Africa Subsahariana.<br />Per cinque anni i paesi ACP e la Commissione Europea si sono fronteggiati per concordare questi accordi (Economic Partnership Agreements), che già nel loro nome esprimono un concetto assolutamente falso, quello di partenership, poiché si parla di partner quando ci si riferisce a due persone che desiderano la stessa cosa e che si pongono (più o meno) sullo stesso piano. Qui stiamo invece parlando di una sola realtà, l'UE, che ha progettato un nuovo tipo di relazione con le sue x colonie e la sta ostinatamente imponendo nonostante l'altro "partner" stia dicendo "NO" da cinque anni. I no reiterati hanno costretto la Commissione a fare un passo indietro, annacquando la proposta e trasformandola in un accordo a interim da sottoscrivere entro fine anno, in attesa di concordare dei veri EPA nel corso del prossimo 2008. Mandelson, sempre duro ed arrogante nei negoziati, il 20 novembre, di fronte alla commissione parlamentare UE che si occupa di commercio, ha dovuto ammettere che Africa occidentale e centrale rimangono le sfide principali (con la finezza che lo contraddistingue il nostro commissario non ha mancato di redarguire la Nigeria per il proprio comportamento ostile alle proposte europee, paragonandola a un elefante seduto a bloccare i negoziati), mentre si è mostrato ottimista con le isole del Pacifico, i Caraibi e i due blocchi Africani del Sud e dell'Est.<br />In realtà anche con questi due blocchi i problemi non mancano, tant'è che non si parla neppure più di blocco Orientale, perché l'UE ha deciso di smembrarlo e sta tentando di convincere ad un accordo due sottoinsiemi dell'ESA e addirittura singoli paesi.<br />Il Consiglio Europeo, riunitosi il 19 novembre, ha abbozzato un Regolamento di emergenza che in sostanza offre la riduzione dei dazi su tutti i prodotti esportati dai paesi ACP (eccetto zucchero e riso) a tutti coloro, gruppi o singoli paesi poco importa, che avranno concluso (anche senza ratifica) un accordo con l'UE che apra le loro economie alle imprese europee.<br />Si tratta dell'ultima chance per attirare nella rete il maggior numero possibile di paesi vincolandoli a firmare una ipoteca sul proprio futuro ricattandoli con la minaccia di alzare i dazi a partire dal 1 gennaio 2008 e di chiudere i rubinetti dei finanziamenti europei allo sviluppo.<br />Nella rete sembra siano finiti Botswana, Mozambico, Swaziland e Lesoto che il 24 novembre si sono impegnati a firmare un accordo ad interim e a continuare, nel corso del 2008, negoziati su servizi e investimenti. E' di oggi (27 novembre) la notizia dell'accordo fra UE, Burundi, Kenya, Ruanda, Tanzania e Uganda (East African Community - EAC). A Kampala in una dichiarazione congiunta, i due "partner" annunciano che i cinque paesi africani nel giro di 15 anni azzereranno i dazi sull'80% delle esportazioni europee e che "non più tardi del luglio 2009" i negoziati condurranno a un EPA comprensivo degli altri temi in agenda.<br />Siamo di fronte a un effetto domino che vedrà capitolare anche gli altri paesi ACP?<br />La pressione europea è fortissima e il timore da parte di questi paesi di perdere dal 1 gennaio gli sconti sui dazi di cui godono, sta creando una situazione di caos nei sei blocchi regionali spezzando legami e solidarietà. Dopo cinque anni di negoziati stanno saltando tutte le regole, l'impressione – terribile - è che l'Europa stia ridisegnando la mappa Africana delle relazioni commerciali.<br />Nel suo celebre discorso del 9 maggio 1950, Robert Schuman dichiarava che "l'Europa avrebbe potuto, con le adeguate risorse, realizzare uno dei suoi compiti essenziali; lo sviluppo del continente africano". Che ne è di quella visione dell'Africa e delle responsabilità dell'Europa, che avevano i suoi padri fondatori?Athoshttp://www.blogger.com/profile/02528727965934525435noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1947354514393870021.post-83519378574781318922007-11-30T11:27:00.000+01:002007-11-30T11:32:57.052+01:00Mantovani: «Occasione persa per il Prc, la verifica di gennaio potevamo farla ieri»<div style="text-align: left;"><br /></div><table border="0" cellpadding="0" cellspacing="2" width="98%"><tbody><tr style="font-style: italic;"><td style="text-align: center;" colspan="2" class="catenaccio">Intervista al deputato di Rifondazione: «La fiducia ha rotto il rapporto con i precari<br />Al congresso dovremo discutere di questa nostra esperienza di governo. E degli errori»</td> </tr> <tr> <td colspan="2" height="9"><br /></td></tr></tbody></table><br /><br /><div style="text-align: left;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.rifondazionecamera.it/generale/img.php?idimg=50"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 164px; height: 227px;" src="http://www.rifondazionecamera.it/generale/img.php?idimg=50" alt="" border="0" /></a><br /></div>Ramon Mantovani, martedì nella riunione del gruppo del Prc, dopo la relazione del segretario Franco Giordano, hai chiesto di parlare per primo e hai fatto mettere ai voti la richiesta di voto contrario alla fiducia al governo. Ci riassumi le tue motivazioni?<br />Intanto, l'atto del governo è di definitiva rottura con una parte importante del Paese e in particolare con milioni di precari. Poi, questo atto è profondamente antidemocratico perché umilia il Parlamento. Infine, il non rispetto del programma e soprattutto delle promesse fatte dallo stesso Prodi nell'intera campagna elettorale sulla lotta alla precarietà alimenta e aggrava la crisi della politica, presentandola come un imbroglio.<br /><br />E cosa sarebbe successo se si fosse votato contro la fiducia?<br />La mia proposta non aveva il senso di esprimere solo un malessere, era una proposta politica. Se fosse stata accettata, il solo annuncio del voto contrario del Prc avrebbe provocato la vera verifica: ciò che si vorrebbe fare in gennaio si poteva fare ieri. E se vale per ieri lo spauracchio di Berlusconi, varrebbe ancor di più in gennaio. Insomma: anche una crisi di governo avrebbe potuto risolversi con un impegno al rispetto del programma. Mentre chi avesse voluto non rispettare il programma avrebbe avuta intera la responsabilità delle conseguenze. Credevo avessimo imparato che nei rapporti con Prodi e con il Pd non c'è trattativa seria che non preveda anche la rottura.<br /><br />E' stata data per il sì deciso a maggioranza la motivazione del «vincolo sociale», vista l'alternativa dell'entrata in vigore dello scalone Maroni: non ti convince?<br />Se una crisi si fosse risolta con un rilancio sulla base del programma, ciò non sarebbe stato vero. In ogni caso, mi pare che far passare invece un accordo neo-corporativo sulla precarietà che rilancia lo spirito della legge 30 abbia conseguenze sociali ben più gravi dello stesso scalone.<br /><br />C'è chi pensa che a sinistra si voglia anche guadagnare tempo, per recuperare un margine d'autonomia strategica, vista la discussione sulla riforma della legge elettorale: sarebbe sbagliato?<br />I tempi in politica sono importantissimi. Io mi sono attenuto alla linea che avevamo scelto e che ci ha portato a votare tante cose che non condividevamo in attesa dello scontro sociale che abbiamo sempre considerato la chiave di volta della possibilità di fare una buona politica di governo. Perciò avevamo deciso di collocare in questo autunno una consultazione di massa sulla presenza o meno nel governo: che non per caso non si è fatta. Adesso e solo adesso si doveva trarre un bilancio. Capisco le preoccupazioni sulla questione delle riforme elettorali e istituzionali ma temo che l'essere stati umiliati sul terreno sociale sia un indebolimento anche della nostra capacità di pesare su queste scelte. Comunque, ai milioni di precari schiaffeggiati dal governo non si può dire «abbiate pazienza ma dobbiamo fare la legge elettorale»: questa è proprio la separatezza della politica dalla società che abbiamo sempre detto di combattere.<br /><br />Voto favorevole, dunque, solo per disciplina collettiva?<br />Ho sempre pensato che i voti in Aula debbano esprimere la volontà della maggioranza del collettivo. Sono contrario alle testimonianze individualiste. Del resto mi sono battuto contro Vendola e Crucianelli quando ruppero la disciplina di gruppo sul governo Dini, come contro Cossutta e Diliberto che lo fecero sulla fiducia a Prodi nel 1998. Proprio per questo sono stato io a chiedere che fosse garantito un comportamento univoco, altrimenti anch'io mi sarei sentito libero di votare contro la fiducia.<br /><br />Come si mette, ora, per il Prc?<br />Mi batterò perché continui il progetto di tutti questi anni, che ha sempre contemplato la possibilità della rottura con il governo. Credo che il congresso debba discutere approfonditamente di questa esperienza, di quanto ci sta cambiando, di quali errori abbiamo commesso. Discutere di unità della sinistra con una formula ambigua che pretende di contenere tutto, dal partito unico all'unità d'azione, impedisce agli iscritti di poter veramente decidere sul proprio futuro. Io sono per l'unità della sinistra, ma non per qualsiasi unità. E temo che le scelte di questi giorni e il non avere fatto la consultazione siano anche il frutto della paura di far saltare i rapporti con gli altri partiti della sinistra: che hanno esplicitamente l'obiettivo di costruire una sinistra alleata del Pd e di governo.<br /><b>A. D'A. L.</b>falena000http://www.blogger.com/profile/10639613158113843376noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1947354514393870021.post-85332494159759277752007-11-29T14:32:00.000+01:002007-11-29T14:33:56.258+01:00Oggetto: Il governo non ha più la fiducia delle giovani generazioni<pre style="font-family: verdana;" wrap="">Nota dell´esecutivo nazionale dei Giovani Comunisti/e del PRC.<br /><br />"Il protocollo sul welfare smentisce gli impegni presi in campagna <br />elettorale da questo governo. La lotta contro la precarietà è stata <br />sulla bocca di tutte le forze politiche durante la campagna <br />elettorale ed era nel programma di governo. Se questo è il risultato, <br />evidentemente lo scollamento tra il governo e gli obiettivi che si <br />era dato è drammaticamente grave. Questo provvedimento è in realtà <br />del tutto inefficace ed infatti perpetua per un´intera generazione la <br />prospettiva già assodata di una vita precaria.<br />Contemporaneamente attraverso l´accorpamento delle misure sul sistema <br />pensionistico e di quelle su welfare e mercato del lavoro, il governo <br />continua ad alimentare nel paese un presunto e strumentale conflitto <br />generazionale che ci sentiamo di rifiutare in maniera netta.<br />Al di là della fiducia istituzionale che domani voteranno le camere, <br />è certo che i precari e giovani non ripongono più le proprie <br />aspettative in questo governo, le cui scelte non sono in sostanza <br />condivise non solo in parlamento ma soprattutto nella società. Di una <br />cosa siamo certi, la lotta contro la precarietà non si chiude domani, <br />anzi trova nuove ragioni."<br /><br />Roma 27.11.2007<br /><br />----------------------------<br />Elisabetta Piccolotti<br />Portavoce Nazionale<br />Giovani Comunisti/e</pre>Markus Millerhttp://www.blogger.com/profile/00705499819397247265noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1947354514393870021.post-531592882071596842007-11-16T11:30:00.000+01:002007-11-16T11:32:09.558+01:00Legge Finanziaria 2008 - i risultati ottenuti dalla sinistra in Senato<span class="TitoloPrinc"></span>di Raffale Tecce* <span class="TestoPrinc"> <p align="justify"><strong>L'iniziativa unitaria della Sinistra</strong> e di Rifondazione Comunista ha fortemente migliorato al Senato il testo della finanziaria 2008 uscito dal Consiglio dei Ministri: infatti, l'approvazione in Aula del decreto "per lo sviluppo e l'equità", avvenuta a fine ottobre e poi l'approvazione in Commissione Bilancio della Legge Finanziaria hanno segnato, con l'accoglimento di alcuni nostri emendamenti, il riconoscimento di alcune priorità fondamentali come la lotta al precariato, a partire dalla pubblica amministrazione, la salvaguardia e l'incremento dei salari dei lavoratori, il Mezzogiorno, una nuova politica per l'ambiente e per il clima, la riduzione dei costi impropri della politica partendo "dall'alto", le politiche di Welfare a tutela dei ceti più deboli e dei loro diritti ed, in questo quadro, una nuova politica per la casa, la scuola e la salute.<br />Sia chiaro: non c'è spazio per nessun trionfalismo perché in molti casi si tratta di risultati politici importanti come il piano ed il fondo per la stabilizzazione dei precari, dotato però di solo 20 milioni di euro, certamente ancora insufficienti dal punto di vista delle risorse stanziate. Ma proprio il tema della lotta al precariato, al di là dei limiti quantitativi,<wbr>da una parte segnala una nostra vittoria all'interno della maggioranza di governo, se è vero che alcune componenti ultraliberiste, come quelle rappresentate dal Sen. Dini, proprio contro queste misure avevano lavorato per negare ogni possibilità di spesa pubblica finalizzata al "risarcimento sociale"; dell'altra rivela la vera novità politica: è stato possibile ridare dignità nell'agenda politica della maggioranza ai nostri temi a partire dalla lotta al precariato e per il salario delle lavoratici e dei lavoratori solo dopo il successo della grande manifestazione nazionale del 20 ottobre, che ha peraltro rafforzato l'unità della sinistra (Prc, Sinistra Democratica, Verdi PdCI); infatti al Senato, per la prima volta, queste forze hanno gestito unitariamente la battaglia parlamentare, presentando unitariamente gli emendamenti e definendo insieme le priorità.</p> <p align="justify"><strong>Insieme alla lotta al precariato </strong>è di particolare importanza il contenuto dell'emendamento proposto dalla sinistra, ed approvato in Commissione, che destina tutto il previsto extragettito 2008 - frutto della continuità nella lotta all'evasione fiscale - " a riduzione della pressione fiscale dei lavoratori dipendenti, a partire dalle fasce di reddito più basse " elevando per le aliquote più basse " la quota di detrazione per le spese di produzione del reddito ".<br />Con l'approvazione di questo emendamento, finalmente, la questione salariale del mondo del lavoro entra nelle priorità del governo, segnalando una drammatica specificità italiana : salari più bassi del 40% rispetto alla media europea. Specificità evidenziata per altro anche da un arco vasto di forze a partire dal sindacato fino ad arrivare al governatore Draghi.</p> <p align="justify"><strong>Importante anche la reintroduzione del credito d'imposta</strong> per nuove assunzioni a tempo indeterminato nel Mezzogiorno, che prevede un importo per ogni nuovo assunto al mese di 333 euro per ogni lavoratore e di 416 euro per ogni lavoratrice.<br />Finalmente dopo gli anni del neoliberismo di Berlusconi, che aveva fatto diventare il Sud terra di deregulation urbanistica ( accordi di programma) e di precarietà e sottosalario ( contratti d'area ) si apre, seppur timidamente, per il Mezzogiorno una nuova stagione centrata sui diritti dei lavoratori, sulla salvaguardia ambientale del territorio e sull' obiettivo di un piano per lo sviluppo e per il lavoro.</p> <p align="justify"><strong>In questo quadro- certo - è negativo </strong>il non accoglimento del nostro emendamento sul reddito minimo di inserimento, teso a cofinanziare con 100 milioni le Regioni che hanno concretamente avviato un'esperienza di inclusione sociale attraverso un reddito di cittadinanza.<br />La sinistra ed il PRC si impegneranno, nella seconda lettura alla Camera, a recuperare questo tema fondamentale come primo passo verso il riconoscimento di un salario sociale, insieme all'individuazione di risorse adeguate per la stabilizzazione di tutti gli LSU delle Regioni e dei Comuni meridionali.</p> <p align="justify"><strong>Anche sul tema dei costi impropri della politica</strong> è passata, in gran parte, la nostra impostazione, tesa a non tagliare le "risorse della democrazia" (non è passata, infatti, la prevista riduzione di 22000 consiglieri comunali che avrebbe ridotto la rappresentanza democratica)<wbr>, e centrata su quattro emendamenti approvati: la riduzione dei membri del Governo, la soppressione di enti inutili, la drastica riduzione delle consulenze e la fissazione di un tetto agli stipendi dei manager pubblici, parametrato al primo presidente di Corte di Cassazione, individuando deroghe solo per un massimo di 25 posizioni, definite dalla Presidenza del Consiglio, (e non dai singoli Ministeri) e pubblicizzate su internet per affermare un principio di trasparenza.<br />Insieme a questi punti sono significative alcune iniziative sul tema della scuola, della sanità e dell'ambiente ben evidenziate in questa newsletter.</p> <p align="justify"><strong>Voglio in particolare segnalare alcuni aspetti di grande valore generale</strong>: si conferma l'efficacia delle graduatorie dei docenti precari già prevista nella Legge Finanziaria dello scorso anno per il perseguimento del piano triennale di 150000 assunzioni; viene finalmente abrogato il famigerato art.5 della Legge Moratti sul reclutamento degli insegnanti che prevedeva anche la chiamata diretta; viene aumentato di 100 milioni il fondo per le non autosufficienze; viene prorogata la detrazione del 19% per le spese sostenute per il pagamento delle rette negli asili nido; si autorizzano spese sanitarie finalizzate a potenziare la qualità delle strutture pubbliche, un programma per l'ammodernamento tecnologico, il potenziamento di unità di terapia intensiva neonatale e di risveglio dai comi; ancor più importante è l'abrogazione degli odiosi ticket sulla diagnostica, già azzerati a metà del 2007 con un emendamento del PRC, a tutela del diritto alla salute e dei livelli essenziali di assistenza. Il costo di tale abrogazione, di oltre 800 milioni di euro è stato coperto anche attraverso le risorse provenienti dalla riduzione dei costi della politica.<br /></p> <p align="justify"><strong>Infine sul terreno ambientale</strong>, e per l'applicazione del protocollo di Kyoto per il clima, si incentiva la produzione elettrica da fonti rinnovabili, anche riordinando la normativa sui certificati verdi e prevedendo un impegno di 40 milioni nel triennio per un piano per l'ammodernamento e la rimotorizzazione delle vecchie locomotive diesel, al fine di abbattere le emissioni inquinanti.</p> <p align="justify"><strong>Vanno infine segnalate</strong> per il loro valore storico l'istituzione del fondo per le vittime dell'amianto e per il risarcimento di tutti coloro che hanno contratto patologie a seguito dell'esposizione all'amianto e per i loro eredi (30 milioni per il 2008 e 2009 e 22 a decorrere dal 2010) e lo stanziamento di 10 milioni per ciascun anno del triennio 2008-2010 per indennizzo per danni causati dall'esposizione all'uranio impoverito .<br />Nonostante l'insufficienza delle risorse individuate si tratta di provvedimenti storici perché sono il frutto di grandi lotte dei lavoratori e delle lavoratrici ed hanno pertanto- a nostro avviso- grande valore politico.</p> <p align="justify"><strong>L'iniziativa della Sinistra per migliorare la Finanziaria</strong> va vista ovviamente assieme ai risultati già ottenuti sul decreto collegato, nella prima lettura al Senato : vanno infatti evidenziate misure innovative e positive come il bonus per gli incapienti ( 1,9 Mld ), la detrazione dell'Irpef per l'affitto della prima casa ( 300 euro annuali fino a 15493 euro e 150 fino a 30987 euro ), l'abbattimento dell'ICI per la prima casa fino a 200 euro per le case non di lusso (previsto in Finanziaria)<wbr>, la detrazione fino a quasi 1000 euro per i giovani tra i 20 e 30 anni che affittano una casa per motivi di studio o di lavoro, una detrazione del 19% per un importo fino a 250 euro per l'acquisto di abbonamenti per il Trasporto Pubblico Locale, la detrazione d'imposta per le spese di autoaggiornamento e formazione sostenute dai docenti di ruolo e non di ruolo con incarichi annuali per un massimo di 93 euro; in questo quadro ha per noi grande valore il piano decennale per l'edilizia residenziale pubblica su cui sono stati stanziati 550 milioni e che dovrebbe permettere la messa a disposizione, a partire dal 2008, di circa 8000 appartamenti all'anno a canone sociale o concordato. Si tratta di misure espansive importanti che, insieme all'aumento delle pensioni minime già deciso a luglio, vanno nella direzione redistributiva, verso i ceti più deboli, i pensionati, i lavoratori e i giovani.<br />Si delinea insomma un'impostazione della manovra finanziaria 2008 che, a differenza di quella del 2007 tutta centrata sul risanamento dei conti pubblici, avvia concretamente una fase di risarcimento sociale, attraverso prime misure orientate all'equità e allo sviluppo. Un'impostazione peraltro non meno rigorosa di quella voluta da alcuni tecnocrati di Bruxelles perché conferma i saldi di finanza pubblici previsti nel DPEF nel rapporto tra deficit e PIL al di sotto del 2,5% e l'obiettivo del pareggio di bilancio entro il 2011, ma che finalmente affronta, o inizia ad affrontare, il problema della crescita economica.<br />Se è vero, come ha certificato l'Istat , che questa manovra inizia a ridurre il tasso di povertà va ribadito che l'unica reale crescita in questi mesi si è infatti realizzata con l'aumento della domanda interna, tonificando l'economia con le citate misure degli aumenti sulle pensioni minime ed oggi col bonus per gli incapienti.</p> <p align="justify">Insomma la nostra iniziativa, dopo la grande manifestazione del 20 ottobre, ha ottenuto primi risultati, tali da poterci far parlare di una Finanziaria di transizione e di poter lavorare, nei prossimi mesi, per un'ulteriore svolta sul terreno salariale e sociale.</p> <p align="justify"> Roma, 6 Novembre 2007</p> <p align="justify">*Senatore – capogruppo Prc-Se in Commissione Bilancio </p> </span>Robertohttp://www.blogger.com/profile/16809489368592507789noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1947354514393870021.post-64891509214255116902007-11-09T17:11:00.000+01:002007-11-09T17:12:25.821+01:00Ancora sui rumeni in Italia e sugli italiani in Romania<p>di <b>Wu Ming</b>, <b>Lello Voce</b> e <b>Nevio Galeati</b></p> <p><img alt="Bucarest.jpg" src="http://www.carmillaonline.com/archives/Bucarest.jpg" align="right" border="0" height="86" hspace="4" vspace="2" width="125" />[Il dibattito sull'ondata di razzismo che si è levata contro i rumeni residenti in Italia, stimolato dal nostro editoriale <i>Romania fa rima con etnia?</i> o indipendente da esso, si è fatto vivace. Riporto tre interventi: quello dei <b>Wu Ming</b>, tratto dalla loro newsletter <a href="http://www.wumingfoundation.com/mailman/listinfo/giapmail">Giap</a>; quello del poeta <b>Lello Voce</b>, apparso su <a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/">Lipperatura</a>; e infine quello del giornalista <b>Nevio Galeati</b>, scritto appositamente per <i>Carmilla</i>. Senza riportarlo integralmente per ragioni di spazio, consiglio anche il pezzo fondamentale pubblicato da Giuseppe Genna sul suo <a href="http://www.giugenna.com/materiali/contro_la_deriva_fascista_tre.html#042810">sito</a>, in cui si fa il punto sull'apporto indispensabile dei rumeni alla cultura europea (ribatto: EUROPEA). In coda, due righe del sottoscritto.]</p> <p><b>Wu Ming</b></p> <p>Atmosfera da pogrom. Nel 1997 accadde qualcosa di molto simile con gli Albanesi - se non peggio, perché in quel caso non c'era nemmeno un omicidio con stupro a fare da detonatore, soltanto disperati che fuggivano in massa da un futuro di merda. </p> <a name="more"></a> <p>Siamo andati a ripescare gli articoli di allora: governo Prodi, Veltroni vicepremier, fiumi di inchiostro sul popolo di sinistra che si scopre razzista e tutto sommato non diverso dall'elettorato della Lega Nord, un decreto xenofobo varato su pressione del centrodestra e condannato dalla comunità internazionale (in quel caso la possibilità, per la nostra Marina, di bloccare navi albanesi anche fuori dalle acque territoriali italiane), infine una strage (terribile, più di cento albanesi morti annegati nel canale d'Otranto, quasi certamente speronati da una nave italiana, caso immediatamente insabbiato e rimosso dalla coscienza collettiva).</p> <p>***</p> <p>La sovrapposizione totale tra Rom e cittadini della Romania è un processo di "identificazione" che lascerebbe attoniti, se qualcosa fosse ancora in grado di attonarci.</p> <p>I Rom non sono tutti rumeni e non tutti i cittadini rumeni sono Rom. I Rom in Romania sono il 2,46% della popolazione. Il nome "Romania" deriva dalla storia delle conquiste imperiali romane, mentre il termine "rom" nella lingua romané (lingua di ceppo indo-ariano) significa "uomo", anzi, più precisamente significa "marito" (e "romni" significa "moglie"). Esistono individui di etnia Rom in quasi tutti i paesi dell'Europa sud-orientale, e molti vivono anche in altri continenti. </p> <p>L'identificazione surrettizia tra etnia e cittadinanza (oramai accettata anche "a sinistra") emana sempre un fetore nazista: gli ebrei non potevano essere tedeschi, polacchi, russi, italiani... erano ebrei e basta, quindi "allogeni", e il corpo sociale andava depurato da quella tossina. E una nazione che tollera un gran numero di allogeni non può che essere allogena essa stessa.</p> <p>Peccato che in Romania gli unici veri "allogeni" siano i padroni italiani che hanno chiuso baracca e burattini in Italia per andar là a sfruttare una manodopera sottopagata e priva di diritti. Categoria di cui si è fatto rappresentante, poche settimane fa, il demagogo Beppe Grillo.</p> <p>***</p> <p>Sulla base di cosa, poi? Del fatto che i Rom/rumeni sono delinquenti, stupratori, assassini che hanno valicato i "sacri confini" della Patria e oggi seminano il terrore.</p> <p>Peccato che stupro e ginocidio (= assassinio di donne) siano una specialità molto italiana. Secondo dati ISTAT del 2005, nel 20,2% dei casi denunciati (che a loro volta sono solo il 43% dei casi segnalati) lo stupratore è il marito della vittima; nel 23,8% il colpevole è un amico; nel 17,4% è il fidanzato; nel 12,3% è un conoscente. Soltanto nel 3,5% dei casi il colpevole è un estraneo.</p> <p>Lo ripetiamo perché suona vagamente importante: soltanto nel 3,5% dei casi denunciati il colpevole di stupro è un estraneo. </p> <p>E secondo il Soccorso Violenze Sessuali della Clinica Mangiagalli di Milano, il 50% delle vittime di stupri che avvengono in strada sono donne straniere.</p> <p>Ma ovviamente fa notizia soltanto il caso (terribile ma sporadico) della donna italiana aggredita dallo straniero, dal barbaro, dall'allogeno.</p> <p>Quanto agli omicidi, poco tempo fa il Procuratore di Verona Guido Papalia ha dichiarato: "Oramai uccide più la famiglia che la mafia." </p> <p>In Italia i carnefici delle donne sono sei volte su dieci italiani, italianissimi, e agiscono tra le mura domestiche, con armi da fuoco o coltelli da cucina, strangolando o picchiando a sangue, appiccando il fuoco o annegando nella vasca da bagno.<br />La media italiana è di 100 uxoricidi all'anno.</p> <p>Però il problema sono i rumeni.</p> <p>Che razza di paese è quello dove il Palazzo e la Piazza si scontrano/incontrano/aizzano a vicenda sulla base della stessa condivisa ignoranza, senza pudore, senza rispetto, obnubilati da un razzismo e provincialismo ottuso, che fa sembrare Peppone e Don Camillo due illuminati cosmopoliti?</p> <p>E' l'Italia. Non c'è modo di definirlo. Questo posto è unico al mondo e non regge paragoni, fa categoria a sé, ogni aggettivo è inadatto, superato dalla notizia di domani. </p> <p>E nel frattempo?<br />Aspettiamo la strage?<br />Va bene, purché sia <i>Democratica</i>.</p> <p><b>Lello Voce</b></p> <p>Concordo, letteralmente ‘parola per parola’ sia con l’editoriale di Evangelisti che con le glosse di Wu Ming.</p> <p>In 50 anni ho viaggiato parecchio, qui e là, nel mondo. Da un solo paese sono scappato. La Romania. Per vergogna. Vergogna di essere connazionale di quei signori benvestiti che ho visto con i miei occhi, nel parcheggio del miglior hotel di Timisoara prendere a calci (a calci) ragazzini di 10 anni perchè avevano lavato male le loro belle macchine nordestine, dopo avargli fatto la guardia per tutta la notte dormendo all’addiaccio sul cofano. Vergogna di avere lo stesso passaporto di quei tronfi panzuti 50enni che vedevo entrare nell’hotel seguiti da 3 o 4 sedicenni rumene. Vergogna che qualcuno potesse pensare che anch’io ero lì per quello, che anch’io venivo dalla ricca Italia per comprare Romania ‘tutta Romania, donne, bambini tutto’ come mi diceva Mario che aveva 10 anni, aveva imparato l’italiano in orfanotrofio grazie a una vecchia copia del Devoto Oli finito lì chissà come e che si stupiva che io lo avessi fatto dormire nella mia auto, dentro, e che dopo averlo pagato, lo avessi anche ringraziato. Mario ha parlato con me per quasi 3 ore, senza sbagliare un solo congiuntivo. Mario aveva i capelli rasati a zero e orse avrei dovuto rapirlo e portarlo vi acon me.</p> <p>In Romania da quel giorno non ho avuto più voglia nè coraggio di andarci. parlo italiano…. non è un bel modo di presentarsi.</p> <p><b>Nevio Galeati</b></p> <p>Le sfaccettature del degrado etico e morale di questo stato-stivale sempre più rattoppato sono, purtroppo, numerosissime. E non si può aggiungere altro alla disgustata analisi di Valerio Evangelisti sul 'caso Romania'. Salvo piccole note aggiuntive, forse ininfluenti. Chi ha innescato l'ennesima ondata di razzismo, chiedendo 'leggi speciali' (la definizione fa rabbrividire), dimentica o finge di farlo (ed è in ogni caso gravissimo) come esista la 'Direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri'. Si chiama proprio così e recita, fra l'altro: "Il cittadino dell'Unione o un suo familia